La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran potrebbe concludersi “in una settimana o in pochi mesi”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance in un’intervista alla CBS, poche ore prima che le forze americane lanciassero nuovi attacchi di rappresaglia contro obiettivi iraniani. Le operazioni, confermate dal Comando Centrale (Centcom), sono arrivate in risposta all’abbattimento di un elicottero Apache vicino allo stretto di Hormuz, episodio che ha riacceso la tensione nel Golfo. Vance ha affermato che Washington è “molto vicina a raggiungere un accordo di pace con Teheran”, ipotizzando che l’intesa possa concretizzarsi “assolutamente prima delle elezioni di medio termine”.
Secondo il vicepresidente, l’obiettivo è un accordo “vantaggioso per gli Stati Uniti dal punto di vista economico” e capace di affrontare “la questione del programma nucleare iraniano”. Tuttavia, le sue parole arrivano in un momento di forte ambiguità strategica, mentre l’amministrazione Trump alterna aperture diplomatiche e azioni militari. Poco dopo le 17:00 di martedì, il Centcom ha annunciato che gli attacchi erano “una risposta proporzionata all’ingiustificata aggressione iraniana”.
Da febbraio, il conflitto ha provocato rappresaglie iraniane, un blocco parziale dello stretto di Hormuz, e un’impennata dei prezzi energetici globali, mentre il cessate il fuoco rimane fragile. L’Iran, da parte sua, accusa Israele di aver violato gli accordi con nuovi bombardamenti su Beirut, e considera le basi statunitensi nella regione “obiettivi legittimi”. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che gli Stati Uniti “non credono nel dialogo” e “capiscono solo il linguaggio del potere”.
Intanto, il segretario di Stato Marco Rubio ha illustrato al Congresso le richieste di Trump per un eventuale accordo: limitazioni severe e durature al programma nucleare iraniano.





