Le tensioni politiche in Serbia sono esplose nuovamente in piazza, dove migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al Parlamento di Belgrado chiedendo le dimissioni del presidente Aleksandar Vučić. La protesta, inizialmente pacifica, è degenerata quando gruppi di dimostranti hanno tentato di forzare le barriere di sicurezza, spingendo la polizia antisommossa a intervenire con manganelli e spray urticanti.
Secondo le autorità, gli scontri sono scoppiati quando alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti contro gli agenti, ma i leader dell’opposizione accusano il governo di aver risposto con “forza eccessiva” per intimidire la piazza. Diversi video circolati sui social mostrano cariche improvvise e arresti eseguiti con modalità contestate. Almeno una dozzina di persone, tra civili e agenti, sono rimaste ferite.
Le proteste sono alimentate da accuse di brogli elettorali, corruzione e crescente autoritarismo. I partiti di opposizione sostengono che il presidente controlli in modo opprimente i media e le istituzioni, mentre Bruxelles ha espresso “preoccupazione” per la trasparenza del processo democratico serbo.
Vučić respinge ogni accusa, definendo le manifestazioni “strumentalizzate da forze straniere” e ribadendo che il governo “non cederà alla violenza”. La crisi arriva in un momento delicato per la Serbia, impegnata nei negoziati con l’Unione Europea e sotto pressione internazionale per la gestione delle tensioni con il Kosovo.
Gli analisti avvertono che un’escalation potrebbe indebolire ulteriormente la stabilità interna e complicare il percorso europeo del Paese. Le proteste proseguiranno nei prossimi giorni, con nuovi cortei già annunciati dall’opposizione. La polizia ha invitato alla calma e ha chiesto a eventuali testimoni degli scontri di fornire informazioni utili alle indagini.





