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Il Presidente USA, Donald Trump Ultimatum
Il Presidente USA, Donald Trump

Trump valuta una “operazione decisiva”, Qatar e Pakistan provano la mediazione

sabato, 23 Maggio 2026
3 minuti di lettura

Donald Trump valuta una nuova offensiva contro l’Iran mentre la mediazione di Qatar e Pakistan prova ancora a evitare la ripresa della guerra. Secondo Axios, che cita una fonte vicina al presidente americano, alla Casa Bianca si ragiona su un’operazione “decisiva” dopo la quale Trump potrebbe dichiarare vittoria e chiudere il conflitto. Anche CBS News riferisce che l’amministrazione si prepara a nuovi attacchi, pur precisando che nessuna decisione definitiva è stata presa.

Il New York Times scrive che Trump ha discusso venerdì mattina nello Studio Ovale le opzioni militari con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, mentre i negoziati sul programma nucleare iraniano e sul blocco dello Stretto di Hormuz restano in stallo. Tra i possibili obiettivi ci sarebbero centrali elettriche, impianti energetici, siti missilistici lungo Hormuz, infrastrutture legate ai Guardiani della Rivoluzione, depositi sotterranei di uranio arricchito a Isfahan e perfino la nuova leadership iraniana. Secondo funzionari del Pentagono citati dal quotidiano, gli obiettivi avrebbero “chiari legami” con i pasdaran. Sul tavolo anche bombardamenti lungo lo Stretto e un attacco diretto alle scorte di uranio arricchito custodite sottoterra a Isfahan.

Teheran minaccia

Da Teheran il tono resta duro. In una telefonata con il segretario generale dell’Onu António Guterres, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di ostacolare il processo diplomatico con “richieste eccessive”, “posizioni contraddittorie” e “ripetuti tradimenti della diplomazia”. Teheran, ha sostenuto, resta impegnata nei negoziati, ma il nodo rimane il rapporto tra fine delle ostilità, riapertura dello Stretto di Hormuz, alleggerimento delle sanzioni e futuro del programma nucleare iraniano. Secondo Al Arabiya, che cita una fonte iraniana di alto livello, le proposte presentate finora dall’Iran sarebbero considerate inaccettabili dagli Stati Uniti.

Da parte americana, il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato “alcuni progressi”, ma ha avvertito che non si è ancora arrivati a una conclusione. “Abbiamo a che fare con un gruppo di persone molto difficile”, ha detto, aggiungendo che, se la situazione non cambierà, Trump ha “altre opzioni”.

Nel colloquio con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha alzato il livello dello scontro. Secondo la televisione di Stato, durante la tregua le forze armate iraniane “si sono riorganizzate” e, se Trump “commettesse l’errore di far ripartire la guerra”, la risposta agli Stati Uniti sarebbe “più dura e più amara”. Ghalibaf ha aggiunto che l’Iran “non rinuncerà ai diritti del proprio popolo e del Paese”.

Qatar e Pakistan provano la mediazione

La pressione militare procede in parallelo con il tentativo diplomatico. A Teheran sono arrivati negoziatori di Qatar e Pakistan per costruire un’intesa tra Iran e Stati Uniti. Munir è ripartito dalla capitale iraniana dopo incontri con Araghchi, il presidente Masoud Pezeshkian e Ghalibaf. Un membro del Comitato per la sicurezza nazionale iraniano, citato da Isna, ha detto di “sentire che ci stiamo avvicinando a un accordo definitivo”, pur ammettendo che restano difficoltà.

Anche il Qatar ha inviato una delegazione nella capitale iraniana. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, ha però invitato alla cautela: la visita dei mediatori non significa avere raggiunto “un punto di svolta o una situazione decisiva”. I disaccordi, ha detto, restano “profondi e ampi”. Secondo Baqaei, molti Paesi stanno cercando di contribuire alla fine della guerra, ma il Pakistan rimane il mediatore ufficiale.

Israele teme l’esclusione

La trattativa alimenta anche la tensione con Israele. Secondo il New York Times, il governo Netanyahu sarebbe stato sostanzialmente messo da parte dall’amministrazione Trump nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il quotidiano descrive il premier israeliano come passato dal ruolo di “copilota” di Trump a quello di “passeggero”.

A Gerusalemme cresce il timore che una bozza di accordo conceda troppo a Teheran, soprattutto sulle sanzioni, senza risolvere il dossier nucleare e quello dei missili balistici. Secondo Channel 12, l’esercito israeliano resta in stato di massima allerta. Funzionari della sicurezza israeliana insistono sul fatto che l’Iran non debba conservare capacità di arricchimento dell’uranio.

Ben Gvir e Gaza

Fuori dal dossier iraniano, la Francia ha annunciato che il ministro israeliano Itamar Ben Gvir è interdetto dal territorio francese. Il ministro degli Esteri Jean Noël Barrot ha spiegato che la decisione segue i “comportamenti inqualificabili” verso cittadini francesi ed europei a bordo della flottiglia Global Sumud, pur precisando che Parigi disapprova l’iniziativa della Flotilla.

A Gaza, intanto, il ministero della Salute controllato da Hamas riferisce che negli ultimi due giorni 7 persone sono state uccise e 29 ferite in attacchi israeliani. La crisi resta sospesa tra un’intesa ancora possibile, affidata alle mediazioni di Qatar e Pakistan, e una nuova offensiva americana contro l’Iran.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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