Donald Trump non esclude nuovi attacchi contro l’Iran, ma per ora concede altro tempo alla diplomazia. Secondo il Wall Street Journal, il presidente americano ha informato i suoi collaboratori di voler attendere l’esito dei contatti in corso, dopo essere stato aggiornato sulle trattative. La Casa Bianca, riferisce la Cnn, ha comunque esaminato diverse opzioni per una ripresa delle operazioni militari, senza prendere una decisione definitiva.
La partita diplomatica si concentra su Teheran. Una delegazione del Qatar è arrivata nella capitale iraniana, in coordinamento con gli Stati Uniti, per contribuire alla ricerca di un accordo che metta fine alla guerra e affronti i dossier ancora aperti. Doha, finora rimasta ai margini della mediazione dopo essere stata colpita da missili e droni iraniani, torna così a svolgere un ruolo diretto. Al lavoro resta anche il Pakistan, con il capo di stato maggiore Asim Munir impegnato nei colloqui con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha confermato che nei negoziati ci sono stati passi avanti, ma ha raffreddato le aspettative. “Ci sono stati progressi. Non li esagererei, non li minimizzerei”, ha detto, aggiungendo che “c’è ancora molto lavoro da fare” e che l’intesa non è ancora raggiunta.
Teheran accusa Washington
Da Teheran, però, il tono resta duro. Araghchi ha parlato al telefono con il segretario generale dell’Onu António Guterres e ha accusato gli Stati Uniti di “sabotare” il processo di pace con “richieste massimaliste”. Secondo il ministro iraniano, la “malafede” di Washington, le sue “posizioni contraddittorie” e le “richieste eccessive” avrebbero bloccato il dialogo. La missione iraniana all’Onu ha esteso l’accusa anche ai negoziati sulla non proliferazione nucleare, sostenendo che siano falliti per l’ostruzionismo degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Il nodo resta lo stesso. Washington chiede garanzie sul programma nucleare iraniano, compresi limiti all’arricchimento dell’uranio, mentre Teheran punta prima alla fine delle ostilità, alla revoca del blocco navale e a un alleggerimento graduale delle sanzioni. Secondo le bozze circolate sui media sauditi, l’accordo prevederebbe un cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca del blocco navale e una progressiva rimozione delle misure economiche contro l’Iran.
Israele teme concessioni all’Iran
La prospettiva preoccupa Israele. Channel 12 riferisce che l’apparato di sicurezza israeliano teme un’intesa troppo favorevole a Teheran, in particolare se dovesse alleggerire le sanzioni senza affrontare in modo netto il programma nucleare e i missili balistici a lungo raggio. Funzionari israeliani sostengono che esista un’intesa con Washington sul fatto che l’Iran non debba conservare capacità di arricchimento dell’uranio. “Un accordo che non preveda questo sembra una possibilità chiaramente irragionevole”, hanno affermato.
Il New York Times descrive intanto un cambiamento nei rapporti tra Washington e Gerusalemme. Secondo il quotidiano, Israele sarebbe stato sostanzialmente escluso dai colloqui tra Stati Uniti e Iran, con Benjamin Netanyahu ridotto da “copilota” di Trump a “passeggero”. In assenza di un canale pieno con l’amministrazione americana, i servizi israeliani starebbero cercando informazioni attraverso contatti regionali e capacità di sorveglianza all’interno dell’Iran.
Pasdaran pronti
La tensione resta alta anche sul fronte militare. L’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Pasdaran, cita una fonte militare secondo cui le forze armate iraniane avrebbero preparato “nuovi scenari per ogni potenziale follia nemica”. Teheran ha inoltre respinto come “infondate” le accuse americane di un coinvolgimento iraniano nell’attacco con droni contro l’impianto nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti.
Libano e Gaza
Il conflitto continua a propagarsi anche al Libano. L’esercito israeliano ha riferito di avere colpito nella notte un complesso sotterraneo di Hezbollah nella Valle della Beqaa, usato per la produzione di armi, e infrastrutture del gruppo nella zona di Tiro. Nel nord di Israele le sirene sono tornate a suonare per l’infiltrazione di velivoli ostili dal Libano. Un drone esplosivo ha colpito l’area di Rosh Hanikra, in Galilea, senza provocare feriti.
A Gaza, il ministero della Salute controllato da Hamas ha riferito di 7 morti e 29 feriti in 48 ore di attacchi israeliani. L’Onu denuncia ancora ostacoli alla distribuzione degli aiuti. Secondo il portavoce Stéphane Dujarric, solo metà dei camion provenienti dall’Egitto riesce a scaricare le merci al valico di Kerem Shalom, controllato da Israele. Quando i camion vengono rimandati indietro, ha spiegato, entrano meno forniture e si sprecano tempo e risorse. Secondo la Fao, però, il numero di piccoli animali da allevamento nella Striscia è tornato a crescere per la prima volta dall’ottobre 2023, pur restando molto sotto i livelli precedenti alla guerra.





