L’Europa torna a fare i conti con l’energia e con le conseguenze economiche delle tensioni internazionali. Dal Medio Oriente ai mercati, il timore di una nuova stagione di rincari ha spinto il Governo italiano a chiedere un cambio di passo a Bruxelles. Giorgia Meloni ha usato la crisi iraniana per rilanciare la richiesta di maggiore flessibilità sui conti pubblici e ha provato a spostare il confronto europeo su un terreno politico oltre che economico: quello della sicurezza energetica come interesse strategico comune.
Ieri al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il Primo Ministro irlandese Micheal Martin il Presidente del Consiglio ha definito la questione energetica una priorità assoluta per l’Italia e ha sottolineato gli effetti che la crisi iraniana sta producendo su famiglie e imprese. L’aumento dei prezzi dell’energia, il rischio di nuove tensioni sui mercati internazionali e l’incertezza legata agli equilibri geopolitici stanno infatti alimentando nuove preoccupazioni sulla tenuta economica europea. In questo quadro, Roma ritiene necessario ampliare gli spazi concessi agli Stati membri per sostenere investimenti e misure di contenimento dei costi.
Secondo Meloni l’aumento dei costi energetici rappresenta una criticità comune a tutti gli Stati membri e richiede interventi coordinati: “Sono problemi abbastanza simili per tutti, circostanze eccezionali, al di fuori del controllo dei singoli Stati membri, che a nostro avviso necessitano risposte”, ha spiegato per poi rilanciare la proposta italiana di estendere la flessibilità già prevista per sicurezza e difesa anche agli investimenti destinati a fronteggiare la crisi energetica.
Sicurezza per i nostri sistemi
L’esecutivo insiste sul fatto che la sicurezza economica non possa essere separata dalla sicurezza energetica: “Noi crediamo che queste circostanze legittimino l’estensione della flessibilità già concessa in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica, perché anche l’energia è sicurezza, anche l’economia è sicurezza per i nostri sistemi”, ha detto Meloni. Il Presidente del Consiglio ha precisato che la proposta inviata a Ursula von der Leyen non punta ad aumentare il debito pubblico: “Non si tratta di fare maggiore debito ma di allocare al meglio quello che è già previsto”, ha chiarito, cercando di disinnescare le critiche di chi teme un allentamento generalizzato delle regole europee.
Nel colloquio con Martin Meloni ha allargato il ragionamento anche alla competitività industriale europea: “L’Europa è chiamata ad agire con coraggio, con concretezza, con velocità, sulla sicurezza, sull’energia, sulla competitività”, ha spiegato, accusando indirettamente Bruxelles di rallentare la crescita con un eccesso di regolamentazione: “È evidente che noi non possiamo continuare a chiedere alle imprese di correre se siamo noi poi i primi a frenare la competitività sotto il peso della burocrazia e dei regolamenti”.
La critica
Il confronto tra Roma e Bruxelles si intreccia anche con il negoziato sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Meloni ha difeso il ruolo della politica agricola comune e dei fondi di coesione, sostenendo che non siano in contrasto con la competitività ma ne rappresentino “due precondizioni”. Un messaggio rivolto soprattutto ai Paesi favorevoli a una revisione delle priorità di spesa dell’Unione. Il Premier ha poi affrontato il tema migratorio e ha confermato il lavoro con Cipro, Grecia e Malta per rafforzare la dimensione esterna della gestione dei flussi: “Stiamo lavorando soprattutto per scongiurare il rischio che possa ripetersi una crisi come quella che abbiamo avuto dopo il 2015, servono nuove soluzioni innovative per difendere i confini europei”.
Nella parte finale dell’intervento Meloni ha rivolto un attacco diretto alle spese dell’apparato europeo. “In una fase così complessa, nella quale è difficile trovare le risorse, credo che a Bruxelles si debba riflettere con responsabilità sulle spese di funzionamento della propria macchina amministrativa”, ha detto, criticando il progetto da 800 milioni di euro per la ristrutturazione della sede del Consiglio dell’Unione europea. “Non mi sembra che vada nella giusta direzione il segnale di spendere 800 milioni di euro per ristrutturare la sede del Consiglio dell’Ue”, ha concluso.
Cdm
La linea indicata da Palazzo Chigi ha trovato un primo sbocco nel Consiglio dei ministri di ieri sera, che ha approvato un decreto legge sui carburanti con nuovi interventi per i settori più esposti ai rincari. Per l’autotrasporto sono stati stanziati altri 200 milioni di euro. Durante l’incontro con le sigle del comparto, il Governo si è impegnato anche a valutare una sospensione limitata dei versamenti relativi ad alcune imposte e contributi, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sulle imprese in una fase di difficoltà di liquidità. Decisa anche la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino alla prima settimana di giugno. Misure specifiche sono state previste anche per l’agricoltura. Il Ministro Francesco Lollobrigida ha annunciato 100 milioni di euro per l’acquisto di fertilizzanti e gasolio agricolo, colpiti dagli aumenti legati al blocco dello Stretto di Hormuz. Il pacchetto comprende un credito d’imposta del 30% per i fertilizzanti, finanziato con 40 milioni, e il rifinanziamento con altri 60 milioni del credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo per i mesi di marzo, aprile e maggio.
Nel Consiglio dei ministri è stato approvato anche in prima lettura il decreto legislativo sulla giustizia tributaria. Il Viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato che il provvedimento punta a completare l’inquadramento della magistratura tributaria, dopo il reclutamento dei primi 173 magistrati, ponendola su un piano di piena parità con le altre magistrature.





