Il Gruppo di Visegrád, per anni considerato un attore marginale dopo le fratture interne seguite all’invasione russa dell’Ucraina, potrebbe essere pronto a un inatteso ritorno.
L’arrivo al potere di Péter Magyar in Ungheria ha aperto una fase di riallineamento regionale: il nuovo premier ha scelto la Polonia come prima visita ufficiale, presentandola come un gesto simbolico e l’inizio di un progetto più ambizioso, la ricostruzione del V4. “Siamo pronti a rilanciare il Gruppo di Visegrád”, ha dichiarato, annunciando un vertice a Budapest entro fine giugno. L’entusiasmo non è solo ungherese.
La Slovacchia, che assumerà la presidenza del gruppo a luglio, parla apertamente di “rinascita”, mentre il premier Robert Fico evoca i “tre moschettieri in attesa del quarto”. Anche Repubblica Ceca e Polonia, pur con differenze politiche significative, vedono nel V4 uno strumento utile per riequilibrare un’Unione Europea percepita come troppo sbilanciata verso i grandi Stati occidentali. Le battaglie che un tempo li avevano resi influenti — dall’immigrazione alla difesa delle imprese — sono ormai mainstream a Bruxelles.
Le nuove priorità sembrano essere infrastrutture regionali, energia nucleare, resistenza ad alcuni elementi dell’agenda verde e negoziati sul bilancio UE. Fonti diplomatiche parlano di un formato “flessibile”, aperto a collaborazioni variabili con Austria, Croazia, Slovenia e perfino partner occidentali come Francia, Germania e Italia. Tuttavia, le divergenze su Russia e Ucraina restano profonde: Budapest continua a importare gas russo, mentre Varsavia mantiene una linea durissima contro Mosca.
Le tensioni storiche tra Ungheria e Slovacchia riaffiorano periodicamente, e il passato filo‑Orbán del premier ceco Andrej Babiš potrebbe complicare i rapporti con il nuovo governo ungherese. In un’Europa attraversata da incertezze geopolitiche, il V4 potrebbe tornare a parlare con una sola voce. Come ha detto Magyar, “il cuore dell’Europa oggi batte nell’Europa centrale”.





