Il principale partito di opposizione ungherese, ‘Fidesz’, ha rieletto sabato Viktor Orbán come suo leader per un altro anno, nonostante la pesante sconfitta subita alle elezioni del 12 aprile contro il partito di centro‑destra ‘Tisza’, guidato dal nuovo primo ministro Péter Magyar. Il voto, che ha chiuso sedici anni di dominio politico di Orbán, non ha però segnato la fine della sua influenza: il congresso di Fidesz lo ha confermato con 729 voti su 737, senza alcuno sfidante.
“Non mi arrendo, non mi arrendo mai, mai, mai, mai, mai”, ha dichiarato Orbán davanti ai delegati, assumendosi la responsabilità della sconfitta ma promettendo di trasformare ‘Fidesz’ in un partito di opposizione “funzionale e pronto a governare di nuovo”. A 62 anni, il leader nazionalista resta una figura di riferimento per i conservatori di destra in Europa e negli Stati Uniti.
La rielezione arriva in un momento difficile per il partito. Secondo un sondaggio dell’Istituto Publicus, il sostegno a ‘Fidesz’ è crollato al 17%, contro il 39% delle elezioni, mentre ‘Tisza’ è salito al 55%, consolidando la sua maggioranza parlamentare di due terzi — sufficiente a ribaltare le modifiche costituzionali introdotte da Orbán durante il suo lungo governo.
Nonostante le pressioni interne di alcuni ex alleati che lo invitavano al ritiro, Orbán ha scelto di restare. La sua strategia punta a ricostruire la base del partito e a sfruttare il ruolo di opposizione per mantenere visibilità e influenza. La sfida per Orbán sarà riconquistare un elettorato stanco di anni di centralizzazione del potere e tensioni con Bruxelles. La sua rielezione segna la fine di un’era ma anche l’inizio di una nuova fase politica, in cui il leader che ha plasmato l’Ungheria moderna tenta di reinventarsi fuori dal governo.





