La procura ungherese ha annunciato il ritiro delle accuse contro il sindaco di Budapest, accusato di aver autorizzato e sostenuto l’organizzazione della parata del Pride nella capitale. La decisione segna un inatteso cambio di passo in un Paese dove i diritti LGBTQ+ sono diventati terreno di scontro politico e simbolico negli ultimi anni.
Il sindaco, da tempo in contrasto con il governo nazional‑conservatore, era stato accusato di aver violato norme amministrative e di sicurezza pubblica per aver facilitato lo svolgimento della manifestazione. Secondo l’accusa, la parata avrebbe richiesto autorizzazioni aggiuntive e misure straordinarie, che il municipio avrebbe deliberatamente ignorato. Una tesi contestata fin dall’inizio dagli avvocati del primo cittadino, che avevano definito il procedimento “un attacco politico mascherato da questione tecnica”.
Il ritiro delle accuse è arrivato dopo settimane di pressioni interne ed esterne. Fonti giudiziarie hanno spiegato che “non sussistono elementi sufficienti” per sostenere l’impianto accusatorio, mentre osservatori indipendenti parlano di un passo indietro motivato anche dal timore di un nuovo caso internazionale che avrebbe potuto danneggiare ulteriormente l’immagine dell’Ungheria nell’Unione Europea.
Pride al centro delle tensioni politiche
La parata del Pride di Budapest, una delle più partecipate dell’Europa centrale, è da anni al centro di tensioni politiche. Il governo ha più volte criticato l’evento, definendolo “ideologico” e contrario ai valori tradizionali, mentre il municipio ha sempre rivendicato il diritto alla libertà di espressione e di manifestazione.
Il sindaco ha accolto la decisione con sollievo, dichiarando che “la giustizia ha prevalso” e che la città continuerà a garantire spazi sicuri per tutte le comunità. Le associazioni LGBTQ+ hanno parlato di “una vittoria importante”, pur ricordando che il clima politico resta ostile e che la battaglia per i diritti civili è tutt’altro che conclusa.





