La proposta di Vladimir Putin di nominare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore nel conflitto ucraino ha provocato reazioni fredde e caute a Berlino, riaccendendo un dibattito mai sopito sul ruolo dell’ex leader socialdemocratico e sui suoi legami con il Cremlino. Interrogato su chi vedrebbe come figura utile a riavviare i colloqui con l’Europa, Putin ha indicato “personalmente” Schroeder, sottolineando la lunga amicizia che li lega. Il governo tedesco ha però accolto l’idea con scetticismo. Fonti ufficiali parlano di “un’altra offerta fasulla” proveniente da Mosca, sostenendo che la vera prova di buona volontà sarebbe l’estensione dell’attuale tregua di tre giorni.
La figura di Schroeder, 82 anni, resta infatti controversa: non ha mai condannato l’invasione dell’Ucraina e ha mantenuto per anni ruoli di primo piano in progetti energetici russi, dai gasdotti Nord Stream al consiglio di amministrazione di Rosneft. All’interno dell’SPD, il partito di Schroeder, le reazioni sono contrastanti. Michael Roth, ex presidente della commissione Esteri, ha dichiarato che un mediatore “non può essere amico di Putin” e che qualsiasi figura di garanzia deve essere accettata da Kiev, non imposta da Mosca o da Berlino.
Altri esponenti, come Adis Ahmetovic, invitano invece a valutare la proposta “con attenzione” insieme ai partner europei, mentre il deputato Ralf Stegner sostiene che l’Europa debba cogliere ogni spiraglio diplomatico per evitare che il futuro dell’Ucraina venga deciso solo da Putin e Trump. Anche fuori dall’SPD le perplessità restano forti. Marie‑Agnes Strack‑Zimmermann, del partito liberale FDP, parla di “seri dubbi” sulla credibilità dell’ex cancelliere come intermediario. Eppure, alcune voci della sinistra filo‑russa, come Fabio De Masi del BSW, ritengono che “non ci sia nulla da perdere” nel coinvolgerlo.





