La memoria del terrorismo è entrata nel giorno dell’Europa e ha riportato ieri le istituzioni davanti a una frattura della storia repubblicana. Sergio Mattarella ha partecipato in Senato alla cerimonia per il ‘Giorno della Memoria’ dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale e delle stragi di tale matrice, istituito con la legge del 4 maggio 2007. La data coincide con l’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro, il 9 maggio 1978, e lega il ricordo delle vittime alla difesa delle istituzioni democratiche.
Prima dell’appuntamento a Palazzo Madama, il Capo dello Stato aveva diffuso il messaggio per la ‘Giornata dell’Europa’, l’occasione per richiamare la memoria dei Padri fondatori e i valori di libertà, democrazia e indipendenza su cui fu avviato il percorso di integrazione. Un messaggio che ha indicato nell’Europa uno spazio di pace, diritti e responsabilità comune, oggi chiamato a misurarsi con la guerra in Ucraina, con la crisi in Medio Oriente e con la necessità di politiche condivise.
Il filo della giornata si è stretto attorno a un punto: la democrazia non è un patrimonio immobile, ma una costruzione che chiede cura, memoria e scelte. Nel giorno in cui l’Europa ha celebrato il proprio progetto politico, l’Italia ha ricordato chi fu colpito dall’odio ideologico, dalle stragi e dal terrorismo internazionale. Due piani diversi, ma legati dalla stessa esigenza di difendere libertà e convivenza civile.
In Senato
In Senato la cerimonia si è aperta con l’Inno nazionale, eseguito dal coro degli studenti del Liceo statale ‘Alessandro Manzoni’ di Latina. In Aula erano presenti i Presidenti del Senato, della Camera e della Corte costituzionale, Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana e Giovanni Amoroso, il Vicepremier Antonio Tajani, i Ministri Matteo Piantedosi, Giuseppe Valditara e Alessandro Giuli.
Dopo gli interventi del Direttore del ‘Corriere della Sera’ Luciano Fontana e dei Presidenti La Russa e Lorenzo Fontana, un filmato Rai ha ripercorso gli episodi di terrorismo al centro della commemorazione. Poi l’Aula ha ascoltato i familiari delle vittime. Le loro parole hanno restituito nomi, luoghi e date a una memoria che non può ridursi a formula istituzionale.
Susanna Occorsio ha ricordato il padre Vittorio, sostituto procuratore ucciso a Roma il 10 luglio 1976 da terroristi di Ordine Nuovo. Massimo Coco ha portato la testimonianza del padre Francesco, procuratore generale della Corte d’Appello di Genova, assassinato l’8 giugno 1976. Accanto a lui, le voci di Gina Dinnella, nipote dell’agente Giovanni Saponara, e di Massimo Deiana, figlio del carabiniere Antioco Deiana, uccisi nello stesso agguato dalle Brigate rosse.
Altri ricordi
Nel racconto della giornata è entrata anche la storia di Pietro Capolungo, carabiniere in pensione vittima della Banda della Uno Bianca a Bologna il 2 maggio 1991, attraverso la testimonianza del figlio Alberto. Stefania Collavin ha ricordato il marito Christian Rossi, una delle nove vittime italiane della strage di Dacca, in Bangladesh, compiuta il 1° luglio 2016 da terroristi islamici. La sequenza delle testimonianze ha unito stagioni e matrici diverse della violenza.
Al termine della cerimonia sono state consegnate le targhe alle tre scuole vincitrici del concorso ‘Tracce di Memoria’. Poi l’Inno europeo ha chiuso i lavori, in un passaggio che ha riportato la commemorazione dentro la cornice del 9 maggio. Mattarella ha deposto anche una corona di fiori in via Caetani, sotto la lapide che ricorda il luogo dove fu ritrovato il corpo di Aldo Moro.
Anche Giorgia Meloni è intervenuta sul Giorno della Memoria con un post su X. Il Premier ha ricordato che il 9 maggio del 1978 fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate rosse, e che nello stesso giorno perse la vita Peppino Impastato, ucciso dalla mafia dopo le sue denunce contro Cosa nostra. Meloni ha richiamato anche Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla Stidda e proclamato beato nel 2021. “Non dimenticare è un dovere”, ha scritto, indicando nella memoria un modo per onorare chi ha sacrificato la vita per la libertà e per difendere ogni giorno la democrazia.
Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha affidato al proprio messaggio il richiamo ai familiari delle vittime e al dovere di onorarne il ricordo: “Onorarne il ricordo significa difendere la democrazia, la libertà e la sicurezza della nostra comunità da ogni forma di violenza e da ogni minaccia ai valori fondamentali”. In Aula ha parlato di una stagione di violenza che insanguinò il Paese e di una Repubblica capace di respingere la deriva estremista senza tradire i principi su cui si fonda.
Dialogo con i giovani
Fontana ha richiamato anche il dialogo con i giovani. La memoria degli Anni di piombo, delle stragi e del terrorismo internazionale, ha sostenuto, deve diventare conoscenza, non rito. Serve a mostrare il prezzo pagato da chi difese lo Stato, la giustizia e la libertà, ma anche a mettere in guardia contro ogni radicalismo. Nel messaggio per la Giornata dell’Europa Mattarella aveva indicato proprio nei giovani i protagonisti del cammino futuro. A loro è affidato, secondo il Capo dello Stato, il compito di proseguire l’integrazione europea affinché il continente resti uno spazio di pace, libertà e opportunità. L’aggressione russa all’Ucraina e la crisi in Medio Oriente mostrano quanto sia illusorio pensare di affrontare le sfide del tempo senza strumenti comuni.
La Russa ha richiamato il rispetto dovuto alle vittime e ai loro familiari: a questa Giornata, ha detto, bisogna avvicinarsi “in punta di piedi”, con deferenza verso chi ha perso la vita per mano del terrorismo e verso chi è rimasto senza l’affetto dei propri cari. Il Presidente del Senato ha ricordato magistrati, militari, forze dell’ordine, funzionari, docenti, giornalisti, studenti e cittadini colpiti nelle stragi, definendo la memoria “il più prezioso degli scudi” a tutela dei diritti e delle libertà democratiche.






