Le famiglie italiane diventano sempre più piccole, fragili e individuali. Meno coppie con figli, meno matrimoni, meno nascite: è il ritratto di un Paese che cambia profondamente il proprio modello familiare e che vive la genitorialità tra desiderio, fatica e incertezza. A fotografare questa trasformazione è il Rapporto ‘Essere genitori oggi.
Valori e significati della genitorialità nella società italiana’, realizzato dal Censis e presentato oggi a Roma. Nel giro di trent’anni la struttura della famiglia italiana si è radicalmente modificata. Le famiglie unipersonali sono diventate la tipologia più diffusa: nel 1994 rappresentavano il 21,1% del totale, oggi sono il 36,2%. Parallelamente crollano le coppie con figli, passate dal 47,9% al 29,2%. Crescono invece le famiglie monogenitoriali, salite dall’8,1% al 10,9%, mentre restano sostanzialmente stabili le coppie senza figli, oggi al 20,2%.
Il dato più allarmante riguarda però la natalità. In trent’anni le nascite sono diminuite del 32,4%, mentre continua a crescere l’età media delle donne alla nascita del primo figlio: da 27,7 anni nel 1994 a 31,9 nel 2024. Cala anche il numero dei matrimoni (-40,6%), mentre aumentano i figli nati fuori dal matrimonio, che oggi rappresentano il 43,2% del totale contro il 7,8% di tre decenni fa.
Fare figli
Per chi decide di diventare genitore, la motivazione principale resta la costruzione della famiglia. Lo dichiara il 70,4% degli intervistati. Il 37,3% parla invece di una scelta legata all’amore. Le differenze emergono anche tra madri e padri: il 33,3% degli uomini vede il figlio come il completamento della coppia, mentre il 40% delle donne considera la nascita come “uno straordinario atto d’amore”. Accanto al desiderio di genitorialità cresce però il timore di non riuscire a sostenere il peso della famiglia. Tra le ragioni che frenano l’idea di avere altri figli, il 27,4% afferma di non avere più energie psicologiche sufficienti, il 22,8% teme di compromettere un equilibrio già raggiunto e il 12,7% ritiene che il mondo stia diventando troppo ostile per mettere al mondo dei bambini.
Nonostante le difficoltà, prevale ancora una visione positiva del futuro. Il 67,3% dei genitori si definisce ottimista pensando alla vita dei propri figli, mentre solo il 16,7% si dichiara pessimista. Una quota minore, il 7,1%, assume invece un atteggiamento fatalista.
Crescere un figlio costa sempre di più
Anche il giudizio sul proprio ruolo resta prevalentemente positivo: il 73,9% ritiene di essere un buon genitore, il 21,8% si assegna una sufficienza e appena l’1% esprime una valutazione negativa. La genitorialità viene però percepita come sempre più complessa. Quasi otto italiani su dieci (79,2%) ritengono che oggi essere genitori sia più difficile rispetto al passato.
La principale preoccupazione riguarda i costi economici: il 35,7% indica le spese necessarie per crescere un figlio come il principale ostacolo. Nel 2002 questa percentuale era molto più bassa, al 22,5%. Seguono le richieste sempre più impegnative dei figli (18,9%) e i ritmi di lavoro che lasciano poco tempo alla famiglia (18,4%).
Il genitore “non invadente”
Il lavoro, in particolare, pesa soprattutto sulle donne. Per il 73,4% degli intervistati rappresenta un ostacolo a una buona genitorialità. Il tasso di occupazione femminile scende dal 68,5% tra le donne senza figli al 61,5% tra le madri, mentre per gli uomini accade il contrario: passa dal 78,4% al 91,7% dopo l’arrivo dei figli. Dal rapporto emerge anche un nuovo modello educativo. Il 60% degli intervistati si definisce un genitore discreto e non invadente, una percentuale più che raddoppiata rispetto al 29,3% registrato nel 2002.
La fiducia prevale sull’autorità: il 78,4% ritiene più importante il rapporto fiduciario rispetto all’obbedienza e il 95,5% considera decisivo il dialogo. Per il 92,3%, inoltre, i figli devono imparare anche attraverso errori e fallimenti.
Smartphone prima dei 10 anni
Dietro questa apparente libertà resta però un controllo costante. Il 78,1% dei genitori supervisiona amicizie, studio e interessi dei figli; il 31,6% controlla regolarmente diari o smartphone. E quando necessario, il 66,1% ammette di intervenire direttamente per risolvere i problemi dei figli.
Smartphone prima dei 10 anni. La tecnologia entra sempre prima nella vita dei bambini. Il 46,4% dei genitori consente l’uso dello smartphone entro i dieci anni e il 90,4% lo permette entro i dodici.
Sul fronte social, quasi un genitore su due autorizza l’accesso ai figli prima dei 15 anni. E se il 69,1% dichiara di fare affidamento sul senso di responsabilità dei ragazzi, oltre la metà utilizza sistemi di parental control, mentre il 43% geolocalizza i dispositivi dei figli.
Scuola e Intelligenza Artificiale
Resta alta la fiducia verso gli insegnanti: il 72,4% dei genitori dichiara di avere un rapporto positivo con la scuola. Allo stesso tempo, però, cresce la preoccupazione per il digitale. Il 66,7% ritiene necessario vietare gli smartphone in classe. Eppure l’Intelligenza Artificiale è già entrata nella quotidianità scolastica: il 32,5% dei genitori afferma che almeno uno dei propri figli utilizza strumenti come ChatGPT, Gemini o Grok per svolgere i compiti.





