Washington e Teheran si avvicinano a un’intesa preliminare per fermare il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre sul terreno la tensione resta elevata. Secondo Axios, la Casa Bianca ritiene “vicino” un memorandum d’intesa di una pagina, articolato in 14 punti, che sancirebbe la fine delle ostilità e aprirebbe una finestra di 30 giorni per negoziati più dettagliati su nucleare, sanzioni e sicurezza marittima. Tra gli elementi chiave del testo figurano la riapertura dello Stretto di Hormuz, limitazioni al programma nucleare iraniano, la revoca graduale delle sanzioni e lo sblocco di fondi congelati. Gli Stati Uniti attendono una risposta iraniana “nelle prossime 48 ore”.
Il presidente Donald Trump indica tempi rapidi: “È possibile un incontro finale per la firma, alla Casa Bianca o altrove”, con l’ipotesi di chiudere “la prossima settimana”, prima del viaggio in Cina del 14 e 15 maggio. In parallelo, Washington ha sospeso per alcuni giorni l’operazione di scorta militare alle navi nello Stretto, il cosiddetto “Project Freedom”, “per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”. Il messaggio resta però esplicito: se Teheran rispetterà gli impegni “lo Stretto sarà aperto a tutti”; in caso contrario “i bombardamenti riprenderanno… a un livello e con un’intensità molto superiori”. Secondo fonti statunitensi, dall’inizio del conflitto si registrano oltre 600 attacchi contro obiettivi americani in Iraq.
Teheran frena: “Servono buona fede e un accordo equo”
Sul fronte iraniano, la disponibilità al dialogo è accompagnata da condizioni stringenti. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei ha ribadito che i negoziati richiedono “buona fede” e non “imposizioni, inganno o coercizione”. Teheran ha confermato di stare esaminando la proposta americana, ma fonti citate dall’agenzia Tasnim parlano di “diverse clausole inaccettabili”, mentre il deputato Ebrahim Rezaei definisce il testo una “lista dei desideri americana”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in visita a Pechino, ha chiarito la linea: l’Iran accetterà “solo un accordo equo e completo”.
Pressione diplomatica
Il dossier si inserisce in una più ampia pressione diplomatica internazionale. La Cina, per voce del ministro degli Esteri Wang Yi, ha definito la guerra “illegittima” e ha sollecitato un cessate il fuoco “di estrema urgenza”, ribadendo al contempo il diritto di Teheran all’uso pacifico dell’energia nucleare. Dal Golfo, il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha parlato di “alta probabilità” di un accordo, mentre il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif si è detto “molto fiducioso” che l’attuale slancio porti a una pace duratura. Anche la Santa Sede, con il cardinale Pietro Parolin, ha rilanciato la linea del negoziato: “Questi conflitti non si possono risolvere con la forza”.
Francia: portaerei verso Hormuz
Sul piano militare, la Francia si prepara a un possibile ruolo di sicurezza nello Stretto. L’Eliseo ha annunciato che la portaerei Charles de Gaulle sta transitando nel Canale di Suez per preposizionarsi nell’area, segnalando la capacità di “garantire la sicurezza di Hormuz” nell’ambito di una missione multinazionale “neutrale”. Parigi lega tuttavia la riapertura del traffico a un impegno negoziale iraniano e alla revoca del blocco.
Nave colpita
Intanto, la navigazione resta esposta a rischi concreti. La compagnia CMA CGM ha confermato che la portacontainer San Antonio, battente bandiera maltese e con equipaggio in gran parte filippino, è stata colpita ieri nello Stretto di Hormuz. Diversi marittimi sono rimasti feriti e la nave ha subito danni; secondo funzionari statunitensi citati da CBS News, l’attacco potrebbe essere avvenuto con un missile da crociera. Il presidente francese Emmanuel Macron ha precisato che “non è stata in alcun modo la Francia a essere presa di mira”.
Mercati
Nonostante l’incertezza, i mercati scommettono sulla de-escalation. Le Borse europee hanno chiuso in forte rialzo, con lo Stoxx 600 a +2,1%, Parigi a +2,4% e Francoforte e Madrid a +2,2%, trainate da auto e lusso. In calo i prezzi energetici, con il Brent attorno a 108 dollari e il Wti a 100, in flessione di oltre l’1%. Un segnale che riflette l’aspettativa di una riapertura di Hormuz e di un allentamento delle tensioni in una delle principali arterie energetiche globali.





