L’agroalimentare italiano si conferma uno dei pilastri del Made in Italy, con una filiera che nel 2023 ha superato i 660 miliardi di euro di fatturato, generando 141 miliardi di valore aggiunto, grazie a circa 791 mila imprese e oltre 3 milioni di occupati. È quanto emerge dal Focus On ‘Food’ realizzato dall’ufficio studi di SACE in occasione di Tuttofood. Il settore si distingue anche per qualità e varietà dell’offerta: l’Italia conta 858 prodotti certificati DOP, IGP e STG, il numero più alto in Europa, elemento che rafforza la competitività sui mercati esteri.
Nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto 72,5 miliardi di euro, in crescita del 5%. A trainare le vendite sono stati soprattutto prodotti alimentari, agricoli, formaggi, latticini, carni e prodotti da forno. In calo, invece, bevande e oli, con flessioni significative per vino e olio d’oliva.
Livello territoriale
L’Emilia-Romagna guida la classifica dell’export con 13,1 miliardi di euro, seguita da Lombardia, Veneto e Piemonte. Crescite importanti si registrano anche in Sicilia e Friuli-Venezia Giulia. I principali mercati di destinazione restano quelli vicini: il 59% dell’export è diretto verso l’Unione Europea. Germania, Francia e Stati Uniti assorbono da soli quasi il 37% delle vendite complessive. Bene Germania, Francia, Spagna ed Est Europa, mentre gli Stati Uniti registrano una contrazione, legata soprattutto al calo delle vendite di vino.
Le prospettive più interessanti arrivano dall’Asia, dove entro il 2034 si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti. Corea del Sud, Vietnam e India emergono come mercati strategici, spinti da urbanizzazione, crescita dei redditi e ampliamento della classe media. Per SACE, la sfida principale per le imprese italiane sarà puntare sulla diversificazione dei mercati, anche alla luce dei nuovi accordi commerciali dell’Unione Europea.





