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Il Presidente dell'Inps, Gabriele Fava

Fava: “L’Inps guiderà il welfare del futuro”

Al ‘Forum PA 2026’ di Roma la visione del Presidente per un Istituto più vicino ai cittadini. Vittimberga punta su longevità, inclusione; Sampietro sulla nuova organizzazione capace di rispondere ai territori
martedì, 16 Giugno 2026
5 minuti di lettura

L’inverno demografico non è più una prospettiva lontana. È una realtà che incide già sulla sostenibilità del welfare, sul mercato del lavoro e sugli equilibri sociali. A questa trasformazione si affiancano l’Intelligenza Artificiale, la crescita della longevità, le migrazioni e le tensioni geopolitiche che stanno ridisegnando l’economia globale. È da qui che parte la riflessione sviluppata dall’Inps al ‘Forum PA 2026’ (tenutosi al Convention Center la Nuvola di Roma) all’interno del panel ‘L’Inps nel tempo dell’incertezza: inverno demografico, transizioni e crisi geopolitiche”, moderato da Salvatore Santangelo della Direzione centrale Comunicazione dell’Istituto. Un confronto che ha riunito il Presidente Gabriele Fava, il Direttore generale Valeria Vittimberga, il Direttore centrale Organizzazione Mariagrazia Sampietro, il Direttore centrale Relazioni internazionali Giuseppe Conte e il Direttore centrale Comunicazione Diego De Felice per delineare la traiettoria che l’Istituto intende seguire nei prossimi anni.

Un ruolo diverso rispetto al passato

Per Gabriele Fava il punto di partenza è semplice quanto radicale: il welfare che ha accompagnato la crescita economica del Novecento non è più sufficiente a interpretare la realtà del XXI secolo. L’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite, la trasformazione del lavoro e l’accelerazione tecnologica impongono una revisione profonda degli strumenti di protezione sociale. Da qui la convinzione che l’Inps debba assumere un ruolo diverso rispetto al passato, non limitandosi alla gestione delle prestazioni, ma contribuendo a costruire un modello capace di accompagnare cittadini e imprese lungo tutto l’arco della vita. Intervenendo al ‘Forum PA 2026’, il Presidente dell’Istituto ha ricordato come i sistemi di welfare europei siano nati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento per rispondere alle conseguenze dell’industrializzazione. Quel modello, ha spiegato, ha garantito coesione sociale e sviluppo economico per decenni, ma oggi si confronta con uno scenario completamente diverso: “Non possiamo più limitarci a un modello assistenziale”, ha detto per poi indicare la necessità di costruire “un welfare attivo, generativo e orientato alla sostenibilità”.

Secondo Fava la sfida non consiste soltanto nel preservare gli equilibri finanziari del sistema previdenziale. È necessario comprendere quale protezione sociale serva a una società caratterizzata da percorsi lavorativi meno lineari, da una maggiore aspettativa di vita e da bisogni sempre più differenziati. Per questo l’Inps punta a un modello dinamico, capace di evolversi insieme ai cambiamenti economici e sociali: “L’obiettivo dell’Inps è accompagnare i cittadini lungo tutto l’arco della vita”, ha spiegato il Presidente, parlando poi di un sistema che non intervenga soltanto quando emerge una fragilità ma che favorisca inclusione, partecipazione e autonomia delle persone.

Tre grandi questioni

La riflessione di Fava ruota attorno a tre grandi questioni che considera decisive per il futuro del welfare europeo. La prima riguarda l’invecchiamento della popolazione, destinato a modificare il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. La seconda è rappresentata dalla denatalità, fenomeno che riduce progressivamente la base contributiva e pone interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo dei sistemi previdenziali. La terza riguarda l’Intelligenza Artificiale, tecnologia destinata a trasformare organizzazione del lavoro, competenze professionali e servizi pubblici. Per il Presidente dell’Inps il tema tecnologico si intreccia direttamente con quello della qualità dei servizi. L’obiettivo è costruire un’amministrazione capace di offrire risposte più rapide, maggiore trasparenza e una relazione più efficace con cittadini e imprese. In questa prospettiva l’innovazione non rappresenta un fine, ma uno strumento per rafforzare la funzione sociale dell’Istituto.

L’altra convinzione maturata da Fava riguarda la dimensione internazionale delle sfide. Invecchiamento, denatalità e trasformazione tecnologica non conoscono confini nazionali e richiedono strumenti di cooperazione tra i principali sistemi di protezione sociale europei. Da qui la proposta di creare una sorta di “G7 del welfare e della previdenza”, avanzata ai vertici degli enti di sicurezza sociale del continente. L’iniziativa punta a costruire un laboratorio permanente di confronto e proposta capace di elaborare soluzioni concrete da sottoporre ai legislatori nazionali: “Si tratta di temi globali e universali che vanno affrontati insieme”, ha spiegato, annunciando che il primo appuntamento potrebbe svolgersi in Italia il prossimo anno.

Un inverno che è già arrivato

La dimensione demografica è stata approfondita da Giuseppe Conte, Direttore centrale Relazioni internazionali dell’Inps, che ha invitato a considerare il fenomeno nella sua reale portata: “Quando parliamo di inverno demografico non parliamo di qualcosa che deve ancora arrivare. L’inverno è già arrivato”, ha osservato. I numeri, secondo Conte, descrivono una tendenza ormai consolidata: nel 2024 le nascite sono state circa 370mila contro le oltre 526mila del 1995. Una riduzione che non dipende soltanto dalla scelta di avere meno figli, ma anche dalla progressiva diminuzione delle donne in età fertile: “Siamo avvitati in una spirale negativa” ha spiegato.  Per il Direttore centrale Relazioni internazionali, inoltre, il tema demografico si intreccia sempre più con quello delle migrazioni. Gli spostamenti di lavoratori e pensionati rappresentano ormai uno snodo centrale per il sistema previdenziale: “Per anni la dimensione internazionale della previdenza è stata vista come una nota a piè di pagina. Oggi è il punto di snodo delle principali trasformazioni”, ha affermato. Da qui la necessità per l’Inps di sviluppare un’organizzazione capace di affrontare quello che Conte definisce “un inverno lungo”, attraverso modelli flessibili e capaci di adattarsi ai cambiamenti.

Allungamento della vita media

Sul versante gestionale Valeria Vittimberga ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’allungamento della vita media: “La maggiore longevità porterà a crescenti problemi di non autosufficienza”, ha osservato per parlare poi della necessità di costruire percorsi previdenziali che integrino salute e assistenza fin dalla giovane età. Per il Direttore generale il sistema dovrà essere in grado di affrontare le fragilità in modo più ampio e rimuovere gli ostacoli che impediscono una piena partecipazione alla vita sociale.

La sostenibilità del welfare passa anche dal mercato del lavoro: “In una società che invecchia, la sostenibilità del sistema previdenziale dipende dall’inserimento di nuove coorti di lavoratori, attingendo da chi è rimasto tradizionalmente ai margini, come giovani e donne”, ha spiegato Vittimberga. In questo percorso l’Intelligenza Artificiale può rappresentare uno strumento utile per rafforzare le politiche attive e favorire l’inclusione lavorativa attraverso piattaforme come il SIISL e l’Assegno di inclusione.

Il Direttore generale ha poi illustrato il cambiamento organizzativo avviato dall’Istituto: “Per essere flessibili all’esterno dobbiamo esserlo prima di tutto al nostro interno”. Smart working, lavoro per processi e metaprocesso costituiscono gli strumenti attraverso cui distribuire attività e competenze dove esiste maggiore capacità produttiva, mantenendo la presenza dell’Inps sul territorio e garantendo uniformità dei servizi anche nelle aree più periferiche.

Un ruolo cambiato

A sviluppare ulteriormente questo tema è stata Mariagrazia Sampietro, Direttore centrale Organizzazione. Nel suo intervento ha evidenziato come il ruolo della dirigenza pubblica sia profondamente cambiato: “Oggi al dirigente si chiede di decidere, molto più che in passato, perché il contesto è incerto”, ha spiegato. Una responsabilità che richiede capacità di assumere decisioni in tempi rapidi e di fornire risposte concrete ai cittadini. Secondo Sampietro la pubblica amministrazione non può più limitarsi ad applicare procedure standardizzate, ma deve sviluppare modelli organizzativi in grado di adattarsi alle esigenze reali delle persone.

Sampietro ha indicato nel metaprocesso uno degli strumenti chiave della trasformazione dell’Inps. Dopo anni dedicati alla mappatura delle attività interne, l’obiettivo è distribuire il lavoro dove esistono maggiori capacità operative e costruire un sistema capace di garantire qualità uniforme dei servizi: “Non servono sedi clonate”, ha osservato, perché territori differenti esprimono bisogni differenti. La flessibilità, secondo Sampietro, rappresenta una scelta culturale prima ancora che organizzativa.

Rafforzare ascolto dei cittadini

Infine Diego De Felice, Direttore centrale Comunicazione, ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare l’ascolto dei cittadini. In una fase segnata da bisogni sempre più diversificati, la comunicazione non può limitarsi alla diffusione delle informazioni, ma deve trasformarsi in uno strumento di raccolta e interpretazione delle esigenze sociali. Per De Felice l’Inps si trova al centro di questioni che riguardano milioni di persone e deve sviluppare piattaforme e strumenti capaci di trasformare dati e feedback in indicazioni utili per migliorare i servizi e contribuire all’evoluzione della pubblica amministrazione.

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