E’ tempo di vacanza , occasione per dibattere temi che più ci appassionano: politica, lavoro, relazioni di coppia e poi, di attuale interesse, capire cosa sta succedendo al Desiderio soprattutto maschile. Un Desiderio percepito in calo, un Desiderio in “recessione”? Come medico specialista in uro-andrologia un dato inquieta: tra i ventenni italiani il numero dei rapporti sessuali si è ridotto della metà. Il tema è da tempo oggetto di attenti studi scientifici. Altro dato allarmante, paradosso di questa crisi: il sesso diminuisce e le infezioni sessualmente trasmesse aumentano.
In Italia la gonorrea è cresciuti dell’83% in due anni, la sifilide di oltre il 25%. Meno sesso, ma più rischioso: spesso con partner occasionali trovateon line. Le conseguenze di questo scenario allarmano. I dati reali dicono che già da due decenni, i giovani adulti fanno meno sesso. Le spiegazioni? La scienza. dice: secondo la più longeva indagine demografica americana, la General Social Survey, nei giovani tra i 18 e i 30 anni la quota di chi dichiara di non aver avuto rapporti nell’ultimo anno è passata da circa uno a dieci all’inizio del Duemila a uno a tre di oggi.
Uguali tendenze in Gran Bretagna, Australia ,Giappone, Corea,Italia (Agenzia regionale toscana ,EDIT 2025). Si pensa istintivamente che smartphone , social network e pornografia ne siano le cause principali. Ma la ricerca scientifica racconta una storia un po’ più complessa. Il verdetto sui social è migliore di quanto si creda. Le metanalisi recenti, che riuniscono e pesano centinaia di studi, concordano tutte su un punto: l’associazione tra tempo trascorso sui social e malessere psicologico esiste, ma è debole. Non è la quantità di ore a fare la differenza, quanto il modo in cui si usano le piattaforme.
Gli studi longitudinali, cioè quelli che seguono le stesse persone nel tempo, smontano buona parte del legame negativo dell’uso dei social per chi li usa come una vetrina di istantanea curiosità. E’ vero invece il contrario: è chi sta male che usa di più i social. E vi si compenetra in essi in una sorta di “solitudine digitale” che diseduca alla sessualità ed aumenta il “techno-panico” E il testosterone? È il capro espiatorio le cui vendite hanno volumi di vendita da capogiro. Ma la scienza endocrinologica è netta: il legame tra testosterone e desiderio ha un peso reale solo quando l’ormone scende sotto la soglia critica. Quindi se non sono i social né gli ormoni, di chi la colpa? La Letteratura converge su una spiegazione multifattoriale. Ansia e depressione, in crescita tra i giovani, deprimono interesse ed energia sessuale.
Lavoro precario, tempo libero ridotto, stanchezza e poco sonno tolgono spazio all’intimità. Il sesso poi sembra aver perso la sua centralità rispetto a carriera e tempo personale. Il calo non colpisce le coppie stabili. La contrazione è più dei single e fra questi dei più giovani, concentrata in Occidente e in alcune aree dell’Asia orientale come Giappone e Corea, dove il tema si intreccia con economia e stili di vita adattati a nuove esigenze di organizzazione sociale. I dati esposti pongono riflessioni ed alerts importanti. Meno sesso meno figli con crollo della natalità e dato demografico in negativo che pesa fortemente sul futuro del Paese. I disagi economici, abitativi, psicologici ed anche educativi si scaricano sulla intimità. Investire in educazione sessuale fin dalla scuola, in cultura delle relazioni che non deleghino tutto a un algoritmo di matching, non è un tema solo di costume ma una questione di salute pubblica. Ritroviamo Comunità.





