Il Polesine ha sostenuto per decenni lo sviluppo energetico italiano, arrivando tra il 1960 e il 1961 a produrre fino al 40% del gas metano nazionale. Un contributo decisivo all’economia del Paese, pagato però con un pesante costo ambientale: la subsidenza, che ha fatto sprofondare il territorio fino a 3,5 metri in alcune aree e continua ancora oggi, seppur più lentamente. A denunciare la situazione è Anbi, che in un convegno nel Delta del Po ha evidenziato come, esauriti nel 2024 i finanziamenti statali, il peso della difesa idraulica ricada ormai solo sulle comunità locali. A complicare il quadro si aggiungono l’innalzamento del livello del mare e il rischio di nuove estrazioni nell’Alto Adriatico.
Consorzi di bonifica, istituzioni e rappresentanti politici chiedono un intervento strutturale dello Stato: rifinanziare le misure contro la subsidenza e riconoscere il problema come responsabilità nazionale. L’obiettivo è garantire sicurezza, tutelare un territorio fragile, ma strategico e impedire che il Polesine continui a pagare, da solo, il prezzo di scelte del passato.





