L’Italia regge meglio degli altri Paesi europei l’impatto del caro energia, ma resta esposta ai rischi legati alle tensioni internazionali. Lo ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a QN, evidenziando come l’aumento dei carburanti nei primi due mesi di guerra sia stato contenuto al 3,7%, contro il 12,9% della media UE e il 19,8% della Germania. Secondo Urso, le misure del governo – tra cui il taglio delle accise – hanno permesso di mantenere i prezzi più bassi, attirando persino automobilisti da Svizzera, Francia e Slovenia. Anche l’inflazione si mantiene sotto controllo (1,7% a marzo, contro il 2,8% UE), lontana dai picchi del 2022.
Resta però alta la preoccupazione per il possibile blocco dello Stretto di Hormuz: una crisi prolungata potrebbe provocare un’emergenza energetica e colpire il PIL, oltre a compromettere l’approvvigionamento di materie prime essenziali per l’industria.
Maggiore flessibilità
Per questo, l’Italia ha chiesto all’Unione Europea maggiore flessibilità fiscale e la sospensione del sistema ETS, sollecitando interventi rapidi su mercato energetico e politiche industriali per evitare gravi ripercussioni sull’economia.





