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Trump valuta nuovi raid contro l’Iran. Pezeshkian al Papa: “Fermate le richieste illegali degli Usa”

sabato, 16 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Gli Stati Uniti e Israele si preparano a una possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran, mentre Teheran prova a rilanciare la pressione diplomatica. In una lettera inviata a Papa Leone XIV, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invitato la comunità internazionale a contrastare le richieste “illegali” degli Stati Uniti.

Nel testo, diffuso dall’agenzia Mehr, Pezeshkian accusa Washington e Israele di responsabilità per quello che definisce “l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei, di importanti figure politiche e militari e di 3.468 cittadini”, oltre a “ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture”. “Si tratta di chiari crimini di guerra”, afferma il presidente iraniano, che elogia anche le “posizioni morali, logiche e giuste” espresse dal Papa sull’attacco contro l’Iran.

Pezeshkian affronta anche la crisi nello Stretto di Hormuz, definendo l’attuale situazione “il risultato degli attacchi illegali degli aggressori” e del “blocco navale imposto all’Iran dagli Stati Uniti”. Secondo il presidente iraniano, “una volta risolta l’attuale situazione di insicurezza, le condizioni di navigazione nello Stretto di Hormuz torneranno alla normalità”.

Lo scontro su Hormuz

La missione iraniana presso le Nazioni Unite ha avvertito che i Paesi che sosterranno la risoluzione americana sullo Stretto di Hormuz “condivideranno la responsabilità internazionale” di eventuali nuove escalation militari. Teheran accusa Washington di voler creare “una falsa immagine di ampio sostegno internazionale” alle proprie azioni e di preparare il terreno a “nuove avventure militari” in Medio Oriente.

La bozza di risoluzione, sostenuta anche da Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, chiede all’Iran di fermare attacchi, posa di mine e imposizione di pedaggi alle navi in transito nello stretto.

Donald Trump, rientrato negli Stati Uniti dopo il vertice di Pechino con Xi Jinping, ha dichiarato a Fox News che Washington ha autorizzato il passaggio nello Stretto di Hormuz di tre petroliere cinesi cariche di greggio iraniano. “Sono passate perché lo abbiamo permesso noi”, ha affermato il presidente americano.

Petrolio in rialzo e timori cyber

L’incertezza sul futuro di Hormuz continua a pesare sui mercati energetici. Dopo il vertice tra Trump e Xi, gli investitori hanno preso atto dell’assenza di una svolta diplomatica. Il Brent ha superato i 109 dollari al barile con un rialzo di circa il 3,5%, mentre il Wti è salito oltre i 105 dollari.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di sottovalutare i costi economici di una guerra contro Teheran. “Agli americani viene detto che devono assorbire i costi esorbitanti di una guerra contro l’Iran”, ha scritto su X, sostenendo che il vero impatto si vedrà sull’aumento del debito pubblico americano, dei tassi sui mutui e delle insolvenze sui prestiti.

Sul fronte interno americano cresce intanto la preoccupazione per possibili rappresaglie informatiche iraniane. La Cnn riferisce che le autorità statunitensi sospettano hacker legati a Teheran di aver compromesso sistemi utilizzati per monitorare i livelli di carburante nei serbatoi di alcune stazioni di servizio americane. Le intrusioni non avrebbero provocato danni fisici né interruzioni dell’approvvigionamento, ma avrebbero evidenziato vulnerabilità potenzialmente pericolose per le infrastrutture energetiche.

Trump valuta nuovi attacchi

Secondo fonti israeliane e americane, Donald Trump dovrebbe decidere entro le prossime 24 ore se autorizzare una nuova fase di attacchi contro l’Iran.

L’emittente israeliana Channel 12 riferisce che il presidente americano riunirà il suo ristretto gruppo di consiglieri per valutare la ripresa delle ostilità. Un alto funzionario israeliano citato dal canale ha affermato che “la ripresa delle ostilità si avvicina” e che Israele si starebbe preparando a “giorni o settimane di combattimenti”. Secondo le stesse fonti, a Gerusalemme si ritiene che i negoziati non stiano producendo risultati concreti.

Anche la Cnn riferisce che Israele starebbe preparando nuovi raid contro l’Iran con obiettivi che comprenderebbero alti funzionari e infrastrutture energetiche. Secondo l’emittente americana, i piani erano già pronti prima del cessate il fuoco concordato a inizio aprile e sarebbero stati sospesi soltanto con l’entrata in vigore della tregua.

Una fonte israeliana citata dalla Cnn sostiene che l’obiettivo sarebbe una “breve campagna” per spingere Teheran ad accettare ulteriori concessioni nei negoziati sul nucleare e sulla sicurezza regionale.

Il New York Times aggiunge che Stati Uniti e Israele avrebbero avviato i preparativi militari più estesi dall’inizio del cessate il fuoco. Tra le opzioni allo studio vi sarebbe anche l’impiego di forze speciali per recuperare eventuale materiale nucleare sepolto nei siti colpiti. Secondo il quotidiano, centinaia di militari sarebbero già stati dispiegati in Medio Oriente nei mesi scorsi.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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