Il decreto Sicurezza è legge. La Camera ha approvato ieri in via definitiva il provvedimento con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, chiudendo una delle giornate parlamentari più tese delle ultime settimane. Il via libera di Montecitorio è arrivato dopo una lunga notte di dibattito (quella trascorsa tra giovedì e venerdì), tra interventi a raffica delle opposizioni, proteste in Aula e un finale segnato dal canto di ‘Bella ciao’ e dalle copie della Costituzione mostrate dai banchi della minoranza. La seduta fiume si è chiusa alle 7.36 di ieri mattina, dopo oltre cento dichiarazioni di voto, quasi tutte dei gruppi contrari al testo.
Poche ore dopo, alle 11.30, la Camera è tornata a riunirsi per il voto conclusivo che ha trasformato il decreto in legge dello Stato.Ma il percorso del provvedimento non si è fermato lì. Nemmeno un’ora dopo il voto finale, il Consiglio dei ministri si è riunito a Palazzo Chigi e ha approvato un nuovo decreto correttivo collegato al testo appena licenziato dal Parlamento. Una scelta inconsueta, maturata per recepire alcuni rilievi emersi nelle ultime ore, in particolare sul capitolo dei rimpatri volontari assistiti.
La modifica
Giorgia Meloni, impegnata a Cipro per il vertice informale dell’Unione europea, non ha partecipato alla riunione. A presiederla è stato il Vicepremier Antonio Tajani. La seduta è durata pochi minuti, il tempo necessario per approvare il testo correttivo. Il nuovo decreto modifica le norme sui rimpatri volontari assistiti.
Il contributo di 615 euro previsto per chi assiste lo straniero nella procedura sarà riconosciuto alla conclusione dell’iter amministrativo e non più subordinato all’effettiva partenza. Cambia anche la platea dei soggetti coinvolti: viene eliminato il riferimento esclusivo agli avvocati e salta il richiamo al Consiglio Nazionale Forense tra gli organismi chiamati a collaborare con il Ministero dell’Interno. Sarà un decreto ministeriale a stabilire criteri, requisiti e modalità di pagamento.
Il premier: “Tutela dei cittadini”
Da Cipro Meloni ha difeso la scelta del Governo: “Ci sono stati precedenti di correzioni quando non c’erano i tempi della conversione contestuale”, ha spiegato ai cronisti. “Avremmo preferito intervenire prima, ma questo avrebbe fatto decadere il decreto”. Poi il Premier ha rivendicato sui social il risultato politico della giornata: “Con l’approvazione definitiva del decreto Sicurezza il Governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini”. Nel messaggio ha parlato di strumenti più efficaci contro violenza, degrado urbano, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale, oltre a maggiori garanzie per le forze dell’ordine.
La maggioranza ha salutato il voto come un passaggio identitario della legislatura. Esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno indicato tra i punti qualificanti del testo la stretta sui reati commessi in gruppo dai minori, norme più severe sul porto di coltelli, le cosiddette zone rosse urbane, il fermo preventivo per chi viene ritenuto pericoloso durante le manifestazioni e procedure più rapide per l’allontanamento degli stranieri irregolari.
La contrarietà della Opposizione
Di segno opposto il giudizio delle opposizioni, che contestano sia il merito sia il metodo scelto dal Governo. Il ricorso immediato a un secondo decreto dopo la conversione del primo viene letto come il segnale di un impianto normativo fragile e costruito in fretta. Il Deputato di Avs Angelo Bonelli ha parlato di “decreto pasticcio” e ha accusato l’esecutivo di avere corretto una legge appena approvata.





