Il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran scadrà domani, mercoledì 22 aprile, mentre la crisi torna a salire di livello dopo il sequestro statunitense di una nave mercantile iraniana nel Golfo di Oman. L’episodio rischia di compromettere i colloqui diplomatici avviati per evitare una nuova escalation. In un’intervista alla PBS, il presidente Donald Trump ha definito «altamente improbabile» una proroga della tregua, avvertendo che senza accordo «molte bombe inizieranno a esplodere».
A Fox News ha poi ribadito che il blocco dei porti iraniani resterà totale: «Lo controlliamo noi, non loro», stimando perdite per Teheran di 500 milioni di dollari al giorno. Per tentare di sbloccare lo stallo, il vicepresidente JD Vance incontra oggi a Islamabad la delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha definito al Times of Israel il vertice un «impegno proficuo». Teheran, intanto, ha promesso vendetta immediata per il sequestro della nave. L’ayatollah Javadi Amoli ha invitato Hezbollah e Houthi a serrare i ranghi dell’Asse della Resistenza.
Hormuz ancora bloccato
Resta alta anche la tensione sullo Stretto di Hormuz, nonostante il monito del presidente cinese Xi Jinping, che al principe saudita Mohammed bin Salman ha definito la riapertura del passaggio marittimo un «interesse globale». Nelle ultime 12 ore si sono registrati soltanto tre transiti: la petroliera Nero, sanzionata dal Regno Unito, la gassiera Axon I, colpita da sanzioni Usa, e la nave indiana Desh Garima, passata ieri sotto il fuoco delle cannoniere iraniane. Parallelamente, l’Aviazione civile iraniana ha autorizzato la riapertura degli scali di Teheran, mentre altri dieci aeroporti torneranno operativi da sabato.
Libano, tregua fragile
In Libano la tregua formale continua a essere smentita sul terreno. Secondo Al Manar, raid aerei e colpi d’artiglieria israeliani hanno colpito Shamaa, Qusayr e Deir Siryan, mentre droni sorvolano Beirut e la valle della Bekaa. A Qaaqaait al-Jisr, sul fiume Litani, un attacco con drone ha ferito tre persone.Washington ha comunque confermato per giovedì un secondo ciclo di colloqui diretti a livello di ambasciatori. Il presidente libanese Joseph Aoun ha incaricato l’ex ambasciatore Simon Karam di guidare la delegazione con l’obiettivo di «porre fine all’occupazione israeliana in alcune regioni del sud».
Hezbollah contesta la linea. Il deputato Hassan Fadlallah ha chiesto di rinunciare ai negoziati diretti. Intanto l’esercito israeliano ha aperto un’inchiesta e identificato il soldato accusato di aver distrutto a colpi di martello una statua di Gesù nel villaggio maronita di Debl, nel sud del Libano. Il gesto è stato condannato dal premier Benjamin Netanyahu, che si è detto «sbalordito», e dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha parlato di «grave affronto alla fede cristiana».
Ue, Gaza e tensioni regionali
I ministri europei si riuniscono oggi a Lussemburgo per discutere la sospensione dell’accordo di associazione Ue Israele, richiesta da Spagna, Irlanda e Slovenia. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha confermato che il dossier è sul tavolo. A Gaza, la Valutazione Rapida dei Danni e dei Bisogni di Nazioni Unite, Ue e Banca Mondiale stima in 71,4 miliardi di dollari il costo della ricostruzione nei prossimi dieci anni.
Distrutte 371.888 abitazioni, fuori uso oltre metà degli ospedali, economia crollata dell’84%. In Iran, il Servizio di Medicina Legale riferisce che dal 28 febbraio le vittime dell’offensiva israelo americana sono 3.375, tra cui 383 minori. Nella sola Teheran risultano danneggiate oltre 46.000 abitazioni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno infine annunciato lo smantellamento di una cellula legata a Teheran che pianificava attacchi contro siti sensibili nel Paese.





