“La prima preoccupazione riguarda le imprese, perché da lì parte un meccanismo che coinvolge l’intero sistema economico”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, non nasconde i timori per una fase segnata da forte instabilità internazionale. “Se vanno in crisi le imprese, seguono le famiglie e le banche. È indissolubile questo meccanismo”, ha spiegato, sottolineando la necessità di nuovi investimenti per sostenere lo sviluppo produttivo. Secondo Patuelli, l’esperienza della pandemia ha segnato un cambio di passo a livello europeo: “Le risposte nazionali non bastano, manca una solidità corale di prospettive oltre che di risorse”.
La crisi nel Mediterraneo
Il presidente Abi intervistato nella sede di Confindustria Toscana Centro e Costa, dal giornalista Cesare Peruzzi, ha delineato uno scenario dove c’è il rischio di crescenti incertezze.
Patuelli ha posto l’accento sulle conseguenze economiche di una crisi internazionale prolungata, in particolare nelle aree del Mediterraneo. “Con questi conflitti così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente per le banche”, ha avvertito.
Banche eccellenze e fragilità
Pur riconoscendo la solidità complessiva del sistema bancario italiano, Patuelli ha evidenziato come il quadro non sia uniforme: accanto a realtà di eccellenza, permangono situazioni più fragili che potrebbero risentire maggiormente di uno scenario deteriorato nel lungo periodo.
Tassi e speranze “evolutive”
Tra gli elementi di maggiore incertezza ci sono i mercati finanziari. “I tassi cambiano ogni giorno”, ha osservato, confrontando i livelli precedenti all’escalation del conflitto mediorientale con quelli registrati poche settimane dopo. “Sono germogliati i tassi dei titoli di Stato e quelli interbancari. È un andamento altalenante, legato alle speranze evolutive”.
Le banche centrali, ha aggiunto, tendono a seguire i movimenti del mercato più che anticiparli, lasciando aperti interrogativi sull’evoluzione futura.
Nuovo slancio europeo
In questo contesto, Patuelli ha rilanciato la necessità di un’iniziativa europea forte, simile al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Serve una nuova spinta e una nuova fiducia all’Europa, che è fuori dai conflitti e può essere ancora più attrattiva sul piano internazionale”.
Richiamando l’esperienza della pandemia, il presidente Abi ha ricordato come l’Unione Europea abbia saputo reagire con decisione, favorendo anche l’Italia. Oggi, però, occorre agire in anticipo: “Non bisogna aspettare che i rischi aumentino, soprattutto nelle aree più esposte come il Mediterraneo”.
Un futuro incerto
Lo scenario delineato è quello di un cambiamento strutturale. “Ci aspettano incertezze e interrogativi”, ha infine osservato Patuelli, “e dobbiamo abituarci a un mondo con molte più incognite rispetto al passato”. Un passaggio culturale, prima ancora che economico, per affrontare una fase di trasformazione profonda e duratura.





