Dopo il confronto riaperto in Europa sulla tutela dei minori online, torna al centro del dibattito politico la proposta di legge presentata nel 2025 da Riccardo Zucconi, Deputato di Fratelli d’Italia, che punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni e a introdurre controlli parentali obbligatori fino ai 14. Il testo prevede anche il divieto di smartphone nelle scuole salvo fini didattici, l’estensione dei sistemi di verifica dell’età ai contenuti online considerati inadatti e sanzioni per i genitori che non adottano strumenti di controllo. Una stretta che, nelle intenzioni del deputato, nasce dall’aumento di ansia, isolamento, dipendenza e cyberbullismo tra gli adolescenti.
Onorevole, la Sua proposta introduce il divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni: quali sono le evidenze principali che rendono necessario questo limite?
“Quelle dichiarate dalla scienza rispetto intanto alla salute mentale e cioè un aumento indotto dell’ansia, depressione e insicurezza. Poi sul piano delle relazioni sociali, dove la dipendenza dai social può portare all’isolamento, preferendo le relazioni virtuali a quelle reali. Ancora sullo sviluppo cognitivo, con una ridotta capacità di attenzione e della memoria di lavoro, oltre a una minore tolleranza alla frustrazione. Rimane poi l’effetto sulla salute fisica nell’accentuata sedentarietà e nei disturbi del sonno conseguenti all’uso dello smartphone prima di dormire o durante la notte. Infine gli adolescenti sono sottoposti ai rischi di una continua esposizione a contenuti inappropriati, all’adescamento e al cyberbullismo”.
Il testo prevede controlli parentali obbligatori sotto i 14 anni: come immagina l’applicazione concreta di questa misura nelle famiglie?
“Il compito di vigilare sui comportamenti dei propri figli è uno fra i più importanti che hanno i genitori; permettere a ragazzi di quell’età di accedere a siti e social significa esporli a danni potenzialmente enormi. Le statistiche ci dicono poi che il tempo passato a navigare è in alcuni casi di 6/7 al giorno; sono tempistiche deleterie per la salute mentale dei nostri figli e credo che tutti i genitori ne debbano prendere coscienza. Ai sensi dell’articolo 13, comma 2, del Decreto Caivano, vige già l’obbligo per i produttori di dispositivi e i fornitori di servizi di comunicazione elettronica di includere, di default, applicazioni di controllo parentale. Tali sistemi permettono di regolare i tempi di utilizzo, inibire l’accesso a siti specifici e monitorare le attività dei minori. Tuttavia, a fronte di un obbligo per i fornitori, manca ancora un precetto esplicito per i genitori che li vincoli ad adottare ogni misura idonea a impedire l’uso di dispositivi privi di sistemi di verifica e autorizzazione, almeno fino ai 14 anni. La mia proposta di legge mira a colmare questo vuoto, responsabilizzando direttamente l’esercente la responsabilità genitoriale”.
La proposta estende i divieti anche a contenuti online considerati inadatti: quali criteri saranno utilizzati per definirli e chi vigilerà?
“I criteri di riferimento sono stati definiti dall’Agcom con la delibera del 25 gennaio 2023, in attuazione dell’art. 7-bis del D.L. 28/2020. Le linee guida includono tra i contenuti inappropriati non solo la pornografia, ma anche siti che promuovono violenza, gioco d’azzardo, odio, discriminazione, sette o che favoriscono l’anonimato. La mia proposta estende l’obbligo di age verification— già previsto dall’art. 13-bis del Decreto Caivano per i portali pornografici — a tutte le categorie sopra menzionate per i minori di anni 18. L’Agcom resterà l’autorità preposta alla vigilanza”.
È previsto il divieto di utilizzo degli smartphone nelle scuole: quali effetti si attende sul piano educativo e sul rendimento degli studenti?
“L’uso degli smartphone è limitato ai casi in cui non sia incompatibile con i programmi scolastici; sarà dunque facoltà degli istituti consentirlo, ma solo per quei fini. Ricordo tra l’altro che l’uso dei telefonini è già vietato dal 2024 nelle scuole elementari e medie e dal 1° dicembre 2025 il divieto è stato esteso anche alle scuole superiori. Ritengo che la permanenza a scuola debba essere dedicata all’attenzione alle lezioni e allo svolgimento di compiti atti a sviluppare la conoscenza e a misurare la preparazione degli studenti; in questo percorso il telefonino deve essere al massimo strumento di supporto regolato e non strumento diversivo o succedaneo”.
A Bruxelles oggi si discuterà di restrizioni ai social per i minori con la partecipazione di Ursula von der Leyen e Emmanuel Macron: serve una normativa europea o bastanointerventi nazionali?
“L’Unione europea, attraverso il Digital Services Act (DSA) del 2022, dispone già all’art. 35 che le piattaforme e i motori di ricerca adottino misure mirate per tutelare i minori (verifica dell’età, parental control, sistemi di segnalazione abusi). È tuttavia indispensabile un intervento applicativo nazionale per dare concretezza a tali principi. Il prossimo 16 aprile, in sede di trilogo, si discuterà il progetto di regolamento per la lotta contro gli abusi sessuali sui minori online (CSAM Regulation). Il focus sarà il contrasto alla pedopornografia e al grooming, temi che impongono una riflessione urgente sulla vulnerabilità dei minori nel web. Riguardo all’iniziativa di Macron e von der Leyen, per ora documentata dalle agenzie di stampa, accolgo con favore ogni sforzo che converga verso una maggiore tutela dei minori a livello sovranazionale”.
Alcuni critici parlano di rischio di limitare libertà individuali: come risponde a chi vede nella proposta un eccesso di regolamentazione?
“Non ne vedo alcuno anche tenendo conto che la mia proposta si rivolge a una platea di minori rispetto ai quali vigono già ovviamente restrizioni a tutela della loro incolumità. La libertà non può essere stravolta nel permettere un apprendimento di messaggi distorsivi, alienanti e nel fornire modelli comportamentali incompatibili e fortemente diseducativi anche rispetto all’esercizio di qualsiasi libertà”.
Il provvedimento introduce anche sanzioni per i genitori: pensa che questo possa creare difficoltà o responsabilizzare maggiormente le famiglie?
“Attualmente, l’art. 3 del D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 99 (in materia di prevenzione del bullismo) prevede che i contratti di servizio richiamino espressamente l’art. 2048 del Codice Civile sulla responsabilità civile dei genitori per gli illeciti dei figli. Ma non è sufficiente: non possiamo attendere che un minore commetta un reato per intervenire. L’obiettivo è sancire che la eventuale condotta omissiva e diseducativa dei genitori non sia più tollerata. Oltre al risarcimento del danno verso terzi, la proposta introduce una sanzione pecuniaria amministrativa a favore dello Stato. I proventi saranno reinvestiti in campagne di sensibilizzazione e formazione sull’uso consapevole della rete, destinate proprio alle famiglie. Il fine della proposta non è ovviamente solo repressivo ma tende appunto anche ad agevolare, da parte dei genitori, una presa di coscienza sui pericoli e sui danni arrecati ai loro figli dall’uso indiscriminato di questi dispositivi”.
Quali sono i tempi previsti per l’iter parlamentare e quali modifiche si aspetta nelconfronto con le altre forze politiche?
“A me interessa soprattutto che il tema sia posto con forza nel dibattito sui processi educativi e sulla tutela dei minori. Qualsiasi apporto al riguardo, e anche un’iniziativa del Governo in merito che io auspico, potrebbero accelerarne i tempi”.





