sabato, 29 Gennaio, 2022
Sanità

Federfarma: in Italia 571 milioni di ricette. Per le medicine spesi un miliardo e 500 milioni. Tra i farmaci più usati quelli per la gastrite e la cardio Aspirina

“Nel 2019 le ricette sono state oltre 571 milioni, pari in media a 9,46 ricette per ciascun cittadino”. Come si sa le statistiche quando sono così sintetizzate, semplificano sparando nel mucchio, magari ci sono milioni di italiani che non vanno dal medico da anni e non hanno fatto ricette e altri che per motivi seri e, talvolta, solo per consuetudine, sono ogni settimana negli ambulatori. Malgrado l’oltre mezzo miliardo di ricette gli italiani consumano meno farmaci. La spesa farmaceutica convenzionata netta, infatti, ha fatto registrare anche nel 2019 un calo del -0,2% rispetto al 2018. “Prosegue quindi il trend di riduzione della spesa per farmaci erogati dalle farmacie nel normale regime convenzionale, con un andamento mensile, però, differenziato nell’ambito del semestre e a livello regionale”. Sono i numeri riportati da Federfarma nel suo report annuale.

Nel 2019, il calo complessivo medio della spesa è stato determinato da una diminuzione del -0,9% del numero delle ricette SSN, parzialmente compensato da un incremento del valore medio della ricetta (netto +0,8%; lordo +0,5%), conseguente a un incremento del prezzo medio dei farmaci prescritti in regime convenzionale (+0,5%).

Le confezioni di medicinali erogate a carico del Servizio sanitario nazionale, sono state quasi un miliardo e 100 milioni (-0,9% rispetto al 2018). Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 18,2 confezioni di medicinali a carico del SSN, di prezzo medio pari a 9,26 euro.

“Le farmacie”, sottolinea Federfarma, “continuano a dare un rilevante contributo al contenimento della spesa – oltre che con la diffusione degli equivalenti e la fornitura gratuita di tutti i dati sui farmaci SSN – con lo sconto per fasce di prezzo, che ha determinato nel 2019 un contenimento della spesa netta di oltre 320 milioni di euro, ai quali vanno sommati oltre 64 milioni di euro derivanti dalla quota dello 0,64% di cosiddetto pay-back, posto a carico delle farmacie a partire dal 1° marzo 2007 e sempre prorogato, volto a compensare la mancata riduzione del 5% del prezzo di una serie di medicinali”. Nelle considerazioni di Federfarma, c’è una riflessione su come le farmacie hanno mantenuto sotto controllo i prezzi e pagato oneri allo Stato.

“A tali pesanti oneri si è aggiunta, dal 31 luglio 2010, la trattenuta dell’1,82% sulla spesa farmaceutica, aumentata, da luglio 2012, al 2,25%. Tale trattenuta aggiuntiva ha comportato, per le farmacie, un onere quantificabile nel 2019 in oltre 181 milioni di euro”, scrive Federfarma, “Complessivamente, quindi, il contributo diretto delle farmacie al contenimento della spesa, nel 2019, è stato di oltre 566 milioni di euro”.
È bene ricordare, riferisce la Federazione dei farmacisti, che gli sconti per fasce di prezzo posti a carico delle farmacie hanno un carattere progressivo in quanto aumentano all’aumentare del prezzo del farmaco, facendo sì che i margini reali della farmacia siano regressivi rispetto al prezzo. Le farmacie rurali sussidiate e le piccole farmacie a basso fatturato SSN (i cui limiti sono stati aggiornati a decorrere dal 1° gennaio 2018) godono di una riduzione dello sconto dovuto al SSN, mentre dal 1° gennaio 2019 sono state esentate dagli sconti le farmacie con fatturato annuo SSN inferiore a 150 mila euro.

“Le quote di partecipazione a carico dei cittadini sono calate del -1,6% rispetto al 2018, con un’incidenza media del 15,3% sulla spesa lorda, con punte che arrivano fino al 19,6% della Campania e al 19,2% del Veneto”, sottolinea Federfarma, “Complessivamente i cittadini hanno pagato più di 1.500 milioni di euro di quote di partecipazione sui farmaci, di cui oltre il 70% (dato AIFA) dovuto alla differenza di prezzo rispetto al valore di rimborso, avendo richiesto un farmaco più costoso”.

Rimane, invece, sostanzialmente stabile a livello medio nazionale l’incidenza dei farmaci inseriti nelle liste di riferimento AIFA a seguito della scadenza del brevetto del farmaco di marca. A livello nazionale l’incidenza delle confezioni di farmaci a brevetto scaduto sul totale delle confezioni erogate in regime di SSN, nel mese di dicembre 2019, è stata pari all’82,4% (era l’82,5% nel dicembre 2018), mentre la relativa spesa è stata pari al 66,6%% del totale (66,68% nel dicembre 2018).

È leggermente aumentata, invece, l’incidenza delle confezioni di generici, è pari al 30,3% (29,9% nel dicembre 2018) del totale per una spesa pari al 21,2% del totale (20,5% nel dicembre 2018), con notevoli differenze a livello regionale.

“Il calo di spesa”, evidenzia Federfarma, “è  particolarmente evidente in Abruzzo (-6,3%), seguito dalla provincia di Bolzano (-2,2%), da Toscana (-2%), Marche (-1,9%). La spesa è invece in aumento in Emilia-Romagna (+2,4%), Lombardia (+2,2%), Sicilia (+1%), Basilicata (+0,6%), Molise (+0,5%), Calabria (+0,2%)”. Sui costi anche nel 2019 i farmaci per il sistema cardiovascolare si sono confermati la categoria a maggior spesa, pur facendo segnare un calo di spesa (-2,6%), a fronte di un limitato aumento dei consumi (+0,6%), a seguito della prescrizione di farmaci mediamente meno costosi, in quanto a brevetto scaduto.

Tra le 10 categorie di farmaci più prescritte anche nel 2019 si collocano al primo posto gli inibitori della pompa acida (farmaci per gastrite, ulcera, reflusso gastrico), pur facendo registrare un notevole calo dei consumi (-10,8% rispetto al 2018). All’interno della categoria dei farmaci antipertensivi in aumento soprattutto le prescrizioni di betabloccanti (+5,6%). Rallenta, invece, la crescita del consumo di vitamina D (+0,4% rispetto al 2018). La specialità medicinale più prescritta continua a essere la cardioaspirina® (farmaco antiaggregante; -0,7% rispetto al 2018), seguita dal dibase® (farmaco per le carenze di vitamina D; -8,2%). In sensibile calo i consumi di farmaci di marca per l’apparato gastrointestinale (pantorc® -9%), mentre sono in aumento quelli di Bisoprolo (+21,9%) e di cardicor® (+7,5%), entrambi betabloccanti.

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