giovedì, 2 Aprile, 2020
Economia

Confcommercio: nessuna ripresa i consumi scendono, c’è recessione

“Ancora una volta l’ottimismo della volontà non ha aiutato”. È l’osservazione sconsolata della Confcommercio di fronte ai nuovi dati sullo stato dell’economia nazionale che nel settore del commercio è da tempo in difficoltà se non in caduta libera.

“La paventata recessione (tecnica) dell’economia italiana”, scrive la Confederazione, “potrebbe essere certificata già nel primo quarto dell’anno in corso: il PIL mensile indica, infatti, in -0,4% e -0,6% le variazioni annue di gennaio e febbraio. Produzione  industriale, consumi e occupazione puntano tutti, e coerentemente, al ribasso”. Per il “rimbalzo”, dell’economia, segnale con in molti attendevano che avrebbe avuto effetti positivi, insomma, per Confcommercio bisogna ancora attendere. Nel frattempo i conti sono magrissimi e lo stato dell’economia reale non lascia presagire nessun ottimismo.

“Forse nel secondo trimestre, coronavirus permettendo”, azzarda Confcommercio nella sua previsione che intravede solo un filo di crescita, “vero che l’economia mondiale sa trovare strade nuove per produrre in luoghi e in modi differenti dal passato. La tecnologia aiuta l’adattamento. Ma ci vuole tempo per realizzare aggiustamenti adeguati. E poi non è detto che tutto quanto perso in termini di investimenti e, soprattutto, di consumi sarà completamente recuperato”. L’Italia,infatti, resta esposta a shock avversi provenienti dall’esterno. Il turismo ne è l’espressione più immediata. Tutto ciò, osserva la Confcommercio “dentro una produttività strutturalmente insufficiente”.

Il quadro congiunturale, infatti, dopo i dati negativi sulla produzione industriale, resta caratterizzato da andamenti non favorevoli dei principali indicatori. A dicembre la produzione industriale è calata del 2,7% congiunturale, un dato che resta grave anche se si tiene conto di particolari effetti di calendario.

Anche l’occupazione registra andamenti negativi, mostrando nello stesso mese una contrazione dello 0,3% su novembre ed una debole crescita nel confronto annuo. In questo scenario dove il pessimismo dilaga, il commercio rimane al palo.

“La fiducia dei consumatori”, annotano gli analisti di Confcommercio, “è risultata, nel mese di gennaio, in crescita mentre è in calo quella delle imprese. La contrazione per il sentiment delle imprese è stata del 1,5% congiunturale, mentre per le famiglie si è registrato un aumento modesto. Su base annua il clima delle imprese ha registrato un aumento dello 0,4% mentre per le famiglie c’è stato un calo del 1,8%”.

Sul versante della domanda delle famiglie, inoltre non ci sono grandi spiragli, la situazione appare debole e anche, “in peggioramento rispetto alle già modeste dinamiche dell’ultimo quarto del 2019”, rivela l’associazione dei commercianti. Molte le attese per i primi mesi del 2020 ma anche questa aspettativa è andata delusa.

“A gennaio 2020 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha evidenziato un deterioramento della domanda delle famiglie”, osserva Confcommercio, “con un calo dello 0,4% su base congiunturale e una flessione dello 0,6% su base annua. In termini di media mobile a tre mesi prosegue la tendenza al ridimensionamento avviatasi nella parte finale del 2019.

La diminuzione dello 0,4% registrata in termini congiunturali dall’ICC nel mese di gennaio è sintesi di un’analoga riduzione della domanda relativa ai servizi e di una flessione dello 0,3% per quella per i beni”.

In evidenza inoltre un ulteriore peggioramento su tutti i fronti, da quello alberghiero alla ristorazione, per l’abbigliamento e le calzature. Unico dato positivo sono le comunicazioni dove ormai le famiglie non badano a spese.

Il segmento più vivace si mantiene quello relativo alla spesa effettuata dalle famiglie per i beni e i servizi per le comunicazioni che è crescita quasi del 7 per cento.

“Per contro, i consumi di beni e servizi per la mobilità amplificano la tendenza al ridimensionamento con un meno 5.5 per cento”, scrive Confcommercio, “un orientamento più negativo ha interessato anche gli alimentari, le bevande e i tabacchi. In riduzione, decisamente più contenuta, sono risultate le spese per i beni e i servizi per la cura della persona e per i beni e i servizi ricreativi”.

Infine anche febbraio stenta a dare un segnale positivo. Con i prezzi al consumo che subiranno un rallentamento “già si stima una diminuzione in termini congiunturali”.

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