lunedì, 15 Aprile, 2024
Economia

Cgia: 20 miliardi per pochissimi alloggi a vantaggio di ricchi e case in centro

110%. Bolla speculativa sui materiali

Gli effetti del Superbonus 110%? Una spesa di 20 miliardi per lo 0.9% di immobili. È il conto imbarazzante di una misura voluta dalle principali Associazioni di categoria e dal Governo di cui beneficeranno una “infinitesima quota di edifici presenti nel Paese”. La sottolineatura arriva dal Centro studi della Cgia di Mestre, che elenca dati e osservazioni che suscitano più di una riflessione.

RdC e Superbonus

“A seguito di 107.588 asseverazioni depositate al 31 gennaio scorso lo Stato, con il Superbonus del 110 per cento, dovrà farsi carico di una spesa di poco superiore a 20 miliardi di euro”, calcola il Centro studi, “Se teniamo conto che in Italia sono presenti quasi 12,2 milioni di edifici residenziali, stimiamo che, fino ad ora, questo provvedimento abbia interessato solo lo 0,9% del totale degli immobili destinati ad uso abitativo. In altre parole, consentendo ai proprietari che riqualificano i propri immobili una detrazione fiscale del 110 per
cento, spendiamo 20 miliardi per migliorare l’efficienza energetica di una infinitesima quota di edifici presenti nel Paese”. In parallelo il Superbonus è costato allo Stato “lo stesso importo speso fino ad ora con il reddito di cittadinanza”.

Vantaggi per pochissimi

La Cgia mette sotto la sua lente anche i “vantaggi” del Superbonus che a conti fatti: “Hanno interessato pochissime persone, in particolar modo facoltose, con un livello di istruzione medio-alto e con proprietà immobiliari ubicate nei centri storici delle grandi città, in particolar modo del Centronord”.

Misura costosa e per i ricchi

Insomma, le osservazioni su numero e beneficiari, portano a dire che è “una misura molto costosa, fortemente sbilanciata a favore dei ricchi”, e c’è di poi, il Bonus è “anche distorsiva del mercato”.

Truffe e sproporzioni

Il 110 per cento, scrive la Cgia, “non va ‘bocciato’ per aver provocato comportamenti fraudolenti. Anzi. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, dei 4,4 miliardi di irregolarità riscontrate, “solo” 132 milioni di euro sono ascrivibili a questa misura. Il Superbonus va criticato, invece, perché presenta un costo in capo alla fiscalità generale spaventoso e non proporzionale al numero di edifici che vengono “efficientati”. Pertanto, secondo gli artigiani mestrini, la soglia di detraibilità delle spese sostenute andrebbe abbassata quanto prima, portata, ad esempio, al 60-70 per cento, anticipando il decalage stabilito dall’ultima finanziaria. “Così facendo, si obbligherebbe i proprietario dell’immobile”, evidenzia lo studio, “a una significativa compartecipazione alla spesa dell’intervento manutentivo”.

Rischio mercato “drogato”

La Cgia fa una precisazione chiara, “nessuno disconosce il ruolo che in questi ultimi anni hanno avuto i bonus nel rilanciare l’edilizia, nel far emergere il nero e nel migliorare la qualità delle nostre abitazioni; ci mancherebbe. Tuttavia”, osserva il Centro studi, “la convinzione di aver speso troppo e di aver “drogato” il mercato edilizio è molto elevata”.

Prezzi alle stelle e “bolle”

I rilievi della società di indagini socio economiche, mettono in luce anche un duplice aspetto, quello dei prezzi lievitati che hanno innescato una bolla speculativa. “Ricordiamo che questo meccanismo”, fa presente la Cgia, “che consente di detrarre fiscalmente molto più di quanto un proprietario è chiamato a spendere per ristrutturare un edificio, ha innescato una bolla inflattiva preoccupante, alimentata anche dal forte aumento dei prezzi registrato nell’ultimo anno da tutte le materie prime. A fronte di un boom della domanda che, tra l’altro, per legge deve essere soddisfatta entro un determinato periodo di tempo, il Superbonus 110 per cento ha contribuito a far schizzare all’insù i prezzi di moltissimi materiali (ferro, acciaio, legno, sabbia, laterizi, bitume, cemento). Mentre altri sono pressoché introvabili (lana di roccia, polistirene, ponteggi).

Boom di imprese

Il record di imprese edili si registra soprattutto al Sud, un fatto che il Centro studi osserva non solo come fenomeno di crescita ma anche di presenza di aziende che potrebbero abbassare gli standard di efficienza e qualità.
“È importante, altresì, sottolineare anche il trend delle imprese attive presenti nel settore delle costruzioni. Secondo i dati delle Camere di Commercio, infatti, nel 2021 il numero complessivo è cresciuto di 10.699 unità (+ 1,4 per cento circa rispetto al 2020), portando lo stock nazionale a raggiungere quota 754.886”.

Il caso del Sud

Di particolare rilievo il risultato ottenuto nel Mezzogiorno: in 12 mesi le aziende sono aumentate di oltre 7 mila unità, di cui quasi 3 mila hanno la sede in Campania e poco meno di 1.800 in Sicilia. Dati puntuali ancora non ce ne sono, ma questo boom è sicuramente riconducibile agli effetti legati alla numerosità di bonus che per legge sono stati introdotti in questi ultimi anni nell’edilizia. Non solo. Pare di capire che una buona parte di queste nuove attività siano guidate da imprenditori stranieri che “presidiano” in misura sempre più significativa questo settore, spesso abbassandone il livello di qualità ed efficienza”.

Regioni e Superbonus

A livello regionale è il Veneto ad aver registrato il ricorso più numeroso al Superbonus 110 per cento in relazione agli edifici residenziali esistenti. Con 13.933 asseverazioni, l’incidenza percentuale di queste ultime sul numero degli edifici residenziali esistenti è pari all’1,3 per cento, scende nel Lazio e in Toscana all’1,2 per cento e all’1,1 per cento in Emilia Romagna e in Lombardia. Le regioni meno coinvolte, invece, sono la Calabria e il Molise (entrambe con un’incidenza dello 0,6 per cento), la Sicilia e la Liguria (entrambe con lo 0,5 per cento).

Gli importi

A livello nazionale, infine, l’importo medio delle detrazioni a fine lavori previsto è pari a 187.437 euro per edificio residenziale. Il picco massimo lo scorgiamo in Basilicata (299.026 euro), Abruzzo (244.127 euro) e Campania (238.952 euro). Chiudono la graduatoria, invece, Toscana (153.373 euro), Veneto (146.171) e Friuli Venezia Giulia (144.177 euro). Gli interventi del 110% coprono lo 0,9% degli edifici residenziali presenti in Italia.

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