mercoledì, 20 20 Novembre19
Cultura Editoriale

Mammola nel catasto onciario del 1754

UN INTERESSANTE SPACCATO DELLA SOCIETÀ RURALE CALABRESE DEL SETTECENTO

Le Deputazioni di Storia Patria hanno l’altissimo merito di mantenere vivo l’interesse per gli studi storici, addentrandosi spesso in ricerche specifiche, anche su territori oggi, a torto, considerati minori.

Proprio il riferimento alla Deputazione di Storia Patria per la Calabria ha destato la mia curiosità, sfogliando un volume a casa di un amico, “Mammola nel catasto onciario del 1754” di Vincenzo Marvasi (il mio amico è il fratello, Tommaso, avvocato in Roma).

Si tratta del lavoro, da storico vero, di un medico: che si inserisce nella grande tradizione meridionale di una borghesia colta, dedita, a livello altissimo, ad interessi intellettuali estranei alla professione praticata nella vita.

Il libro è un’opera poderosa, di ben 656 pagine, nelle quali l’Autore dà conto analitico e interpretazione dotta
e intelligente dei 769 “folii” complessivi, scritti sul fronte e sul retro (in totale, quindi, 1538 pagine, tutte compilate a mano) che componevano il catasto onciario dell’importante comune calabrese: per intenderci, all’epoca, di dimensioni paragonabili a quelle di Crotone ed ancora oggi uno dei Comuni col territorio più vasto della provincia di Reggio di Calabria.

L’autore impone, nell’analisi dei dati un sistema rigoroso ed asciutto, senza alcuna concessione al “colore”, contribuendo ad una nuova lettura storica del territorio: dalla toponomastica, con l’indicazione di decine di toponimi dimenticati (il catasto onciario non aveva una rappresentazione grafica, ma il fondo veniva indicato con il preciso nome del luogo); alla composizione delle famiglie, i “fuochi”, compresa l’indicazione dei coniugi, dell’età degli sposi, delle differenze di anzianità tra marito e moglie.

Dati di estremo interesse per la nostra attuale società invecchiata, laddove nel grafico “la piramide dell’età” (il volume è ricco di rappresentazioni grafiche e corredato da numerose fotografie a colori della Mammola settecentesca) emerge che i due terzi della popolazione era composta da persone con meno di quarant’anni.

A parte questi dati, che interessano più propriamente gli studiosi “locali”, l’opera, nei suoi capitoli iniziali, offre numerosi spunti culturali di interesse per gli studiosi della storia meridionale.

Con l’intento di orientare il lettore, il Marvasi compie, infatti, una precisa e colta ricostruzione, con puntuali citazioni e riferimenti bibliografici, della genesi del catasto onciario, voluto soprattutto per ragioni fiscali, da Carlo I di Borbone, re di Napoli e di Sicilia dal 1734 al 1759 e poi re di Spagna come Carlo III.

Travalicano anche gli stretti confini locali, offrendo uno spaccato, adattabile a tutto il Regno delle Due Sicilie, le pagine descrittive delle classi sociali e delle professioni, dello stato dell’agricoltura e della zootecnia, del ruolo e dei privilegi della Chiesa.

Il volume verrà presentato oggi a Mammola, alla presenza del Sindaco Arch. Stefano Raschellà, con una relazione del Prof. Vincenzo Cataldo, direttore della collana dedicata ai comuni della Vallata del Torbido, e con un dibattito moderato dal Dott. Domenico Capponi, della Deputazione di Storia Patria, al quale parteciperanno anche il Prof. Giuseppe Caridi, Ordinario di Storia Moderna all’Università di Messina e Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ed il Dott. Giuseppe Agostino, presidente del Centro Studi Nicodemei, che ci riporta alle tradizioni basiliane radicate nel territorio, dove il nome Nicodemo, apprendiamo dal grafico sulla “frequenza dei nomi maschili”, è attribuito a ben 321 dei 1956 uomini mammolesi elencati nel catasto onciario.

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