Una violenta scossa di magnitudo 7.8 ha colpito lunedì le Filippine meridionali, al largo della costa, provocando almeno 12 morti e oltre 200 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Il sisma, avvertito in diverse province, ha danneggiato numerosi edifici e generato un tsunami di circa un metro lungo le coste vicine, spingendo le autorità a diramare un’allerta temporanea per le comunità costiere.
Le immagini e le testimonianze raccolte nelle ore successive mostrano strade invase dai detriti, ospedali sovraccarichi e squadre di soccorso impegnate a cercare superstiti tra le macerie. Il governo di Manila ha mobilitato l’esercito e le unità di protezione civile per assistere le zone più colpite, mentre il presidente ha promesso “una risposta rapida e coordinata”.
Quasi in contemporanea, due terremoti hanno scosso la Grecia centrale domenica, con epicentri nei pressi dell’isola di Eubea, nel Mar Egeo, secondo l’Istituto di Geodinamica di Atene. La prima scossa, di magnitudo 4.8, è stata registrata alle 12:58 locali vicino alla cittadina di Mantoudi, a una profondità di circa cinque chilometri. Pochi minuti dopo, una seconda scossa più intensa, di magnitudo 5.2, ha colpito la stessa area, generando momenti di panico tra la popolazione.
Le vibrazioni sono state chiaramente avvertite anche ad Atene, distante circa 90 chilometri, dove molti residenti sono scesi in strada. Non si segnalano vittime, ma alcuni edifici hanno riportato crepe e danni minori.
Gli esperti ricordano che sia le Filippine sia la Grecia si trovano lungo zone di forte attività tettonica: l’arcipelago asiatico è parte della “cintura di fuoco” del Pacifico, mentre il Mar Egeo è attraversato da faglie attive che rendono frequenti i movimenti sismici. Due eventi ravvicinati, in regioni lontane ma accomunate dalla stessa fragilità geologica, che riportano l’attenzione sulla necessità di investire nella prevenzione e nella sicurezza sismica.





