Esistono libri che descrivono un servizio di intelligence e libri che, attraverso lo studio di un servizio di intelligence, consentono di comprendere un intero sistema politico, militare e strategico. GRU. Anatomia dell’intelligence militare russa, di Renato Caputo e Vittorfranco Pisano, (ISBN 9788897876052) appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
È un’opera imponente per dimensioni, documentazione e ambizione intellettuale. Ma sarebbe un errore giudicarla soltanto sulla base della quantità di materiale raccolto. Il suo principale merito consiste nella capacità degli autori di organizzare una materia straordinariamente complessa all’interno di una chiave interpretativa coerente: il GRU non viene presentato semplicemente come il servizio di intelligence militare della Federazione Russa, bensì come uno degli strumenti attraverso i quali Mosca osserva, prepara e, quando necessario, modifica l’ambiente strategico nel quale intende operare.
Caputo e Pisano accompagnano il lettore lungo più di un secolo di storia, dalle origini dell’intelligence militare sovietica alla Russia di Vladimir Putin, mostrando continuità e trasformazioni di un organismo che ha cambiato denominazioni e strutture senza perdere una propria peculiare identità. Ne emerge un apparato profondamente diverso dall’immagine stereotipata del servizio segreto popolato esclusivamente da agenti clandestini e ufficiali operanti sotto copertura diplomatica. Il GRU descritto nel volume è contemporaneamente servizio informativo, componente dello Stato maggiore, organizzazione clandestina e strumento operativo.
Ed è proprio questa multidimensionalità a rendere il libro particolarmente riuscito.
La ricostruzione attraversa l’intelligence umana e quella elettronica, le rezidentura diplomatiche e gli “illegali“, il reclutamento e la gestione degli agenti, lo spionaggio industriale e tecnologico, le operazioni cibernetiche, la ricognizione navale, le attività speciali, il sabotaggio, la guerra psicologica, le operazioni di influenza e l’impiego delle forze speciali. Ciascuno di questi elementi potrebbe costituire l’oggetto di un volume autonomo; qui viene invece inserito in un unico quadro, permettendo di comprendere come strumenti apparentemente lontani fra loro possano concorrere alla realizzazione del medesimo obiettivo strategico.
Questa capacità di collegare i diversi livelli costituisce, a mio giudizio, uno dei risultati più importanti dell’opera. Il cyber non viene studiato isolatamente dall’HUMINT; la disinformazione non viene separata dalla raccolta informativa; il sabotaggio non viene considerato indipendentemente dalla ricognizione; il campo di battaglia non viene distinto artificialmente dallo spazio politico, economico, tecnologico e cognitivo che lo circonda.
È questa integrazione a restituire al lettore la vera complessità dell’intelligence militare contemporanea.
Particolarmente apprezzabile è inoltre l’attenzione riservata alle operazioni concrete. Salisbury, Vrbětice, il caso Biot, gli attacchi informatici attribuiti alle diverse unità del GRU, le attività clandestine in Europa, la Siria, la Crimea, il Donbas e soprattutto la guerra contro l’Ucraina non costituiscono una successione di episodi sensazionalistici, ma diventano casi di studio attraverso i quali ricostruire strutture, procedure, capacità e vulnerabilità dell’apparato.
Gli autori dimostrano, al tempo stesso, una qualità non sempre presente nella letteratura dedicata ai servizi segreti: la prudenza analitica.
Non tutto ciò che viene attribuito al GRU viene automaticamente presentato come definitivamente provato. Il volume distingue gli accertamenti giudiziari dalle attribuzioni governative, le evidenze documentali dalle ricostruzioni investigative e queste ultime dalle ipotesi.
È una scelta metodologica fondamentale quando si affronta un organismo la cui stessa natura rende inevitabilmente frammentaria la documentazione disponibile.
Ne deriva un libro fortemente critico nei confronti dell’impiego che il Cremlino fa dell’intelligence militare, ma mai prigioniero della propria tesi.
Gli insuccessi del GRU sono descritti con la stessa attenzione riservata alle sue capacità: agenti scoperti, identità compromesse, operazioni fallite, errori elementari, reti smantellate e attribuzioni pubbliche mostrano un’organizzazione potente, ma tutt’altro che infallibile.
Ed è forse proprio questa rappresentazione a renderla ancora più credibile e, sotto il profilo della sicurezza, più inquietante. Una struttura non deve essere onnipotente per essere pericolosa: è sufficiente che disponga di molteplici strumenti, accetti livelli elevati di rischio e possa continuare a operare anche dopo un fallimento.
Tra le pagine più significative vi sono quelle dedicate all’Ucraina. È qui che le diverse componenti analizzate nel corso dell’opera finiscono per convergere: penetrazione politica, intelligence militare, reclutamento di fonti, cyberattacchi, guerra psicologica, sabotaggio, ricognizione, forze speciali e sostegno alle operazioni convenzionali. L’Ucraina diventa così non soltanto il teatro della più importante guerra europea del nostro tempo, ma il laboratorio nel quale osservare possibilità e limiti del modello russo di conflittualità.
Molto convincente è anche l’analisi del fallimento iniziale dell’invasione del 2022. Caputo e Pisano evitano la spiegazione semplicistica secondo cui l’insuccesso dimostrerebbe l’inefficienza dell’intelligence russa. Pongono invece una questione assai più profonda e universalmente valida per gli studi di intelligence: anche la migliore capacità di raccolta perde valore quando l’informazione viene filtrata da un sistema politico che pretende conferme anziché valutazioni. Il problema non è soltanto quali informazioni possieda un servizio, ma quali informazioni il decisore sia disposto ad ascoltare.
È una riflessione che porta il libro molto oltre il caso russo.
Nelle conclusioni emerge infine la tesi che percorre l’intero volume: la progressiva erosione, nella concezione strategica russa, della distinzione tra pace e guerra. Reti informatiche, infrastrutture, università, imprese, media, comunità all’estero e istituzioni democratiche possono trasformarsi in spazi nei quali raccogliere informazioni, creare influenza, individuare vulnerabilità o esercitare pressione. Il dato può diventare bersaglio; la fonte umana può diventare elemento di una rete di sabotaggio; un documento sottratto può trasformarsi in arma politica.
È probabilmente questa la ragione per la quale GRU. Anatomia dell’intelligence militare russa assume un valore che supera quello, già notevole, di una monografia su un servizio segreto. Studiare il GRU significa infatti comprendere una parte essenziale del modo in cui la Federazione Russa contemporanea concepisce il rapporto tra informazione e potere, tra intelligence e forza, tra competizione e conflitto.
Caputo e Pisano hanno realizzato un’opera destinata a diventare un importante riferimento in lingua italiana per quanti si occupano di intelligence, sicurezza nazionale, studi strategici, relazioni internazionali e conflitti contemporanei. Ma sarebbe riduttivo limitarne l’interesse agli specialisti. Il volume offre strumenti preziosi anche a chi desideri comprendere che cosa sia diventata la guerra nel XXI secolo e perché molti dei suoi atti più importanti possano verificarsi molto prima che un esercito attraversi un confine.
È un libro rigoroso, documentato, attuale e, soprattutto, necessario. Dopo averlo letto, è difficile guardare al GRU — e più in generale alla competizione strategica con la Russia — con gli stessi occhi di prima.
*Generale Divisione (ris) Esercito Italiano, Consigliere Albo Nazionale Analisti Intelligence





