La crisi mediorientale si estende allo Yemen e all’Arabia Saudita, con nuovi attacchi missilistici e minacce contro infrastrutture strategiche. La coalizione militare a guida saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ha annunciato l’intercettazione di tre missili balistici diretti contro Riad e un’altra città saudita. Il portavoce della coalizione ha inoltre riferito dell’intercettazione di tre droni a nord della capitale.
Gli attacchi arrivano dopo una serie di episodi letali che hanno provocato vittime in entrambi i Paesi. Il confronto rischia ora di allargarsi alle infrastrutture energetiche e ai collegamenti aerei, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la sicurezza regionale e i mercati petroliferi.
Gli Houthi, movimento sciita sostenuto dall’Iran e al controllo della capitale yemenita Sana’a dal settembre 2014, hanno minacciato di colpire l’aeroporto internazionale di Riad, una raffineria nella capitale saudita e la sede di Saudi Aramco a Dammam. Il portavoce militare Yahya Saree ha avvertito che un attacco saudita contro Sana’a provocherebbe una risposta «dura e dolorosa» contro Riad.
Il movimento ha inoltre invitato civili e dipendenti ad allontanarsi dagli impianti di Saudi Aramco, definiti obiettivi legittimi. La minaccia segue un avviso di evacuazione diramato dalla coalizione saudita per un impianto della Yemen Petroleum Company, nella zona di Al-Sabaha, alla periferia di Sana’a, in vista di una possibile operazione militare.
Nella capitale yemenita sono state segnalate esplosioni. Parallelamente, gli attacchi degli Houthi hanno colpito la provincia di Taiz, dove, secondo le autorità locali citate dai media, almeno cinque civili sono stati uccisi e oltre una dozzina feriti. Tra le vittime figura una bambina di cinque anni. Nelle ultime 24 ore, bombardamenti su quartieri residenziali della città di Taiz avrebbero provocato altri 17 feriti.
L’Arabia Saudita ha rafforzato le misure di sicurezza. L’ambasciata francese a Riad ha sconsigliato ai propri cittadini, salvo motivi imperativi, di recarsi nella capitale e a Gedda e Dammam, indicando anche gli aeroporti internazionali delle tre città come scali da evitare.
La Germania ha condannato gli attacchi. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito terroristici i raid degli Houthi, sottolineando il sostegno iraniano al movimento e chiedendo a Teheran di negoziare anziché destabilizzare la regione. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha chiesto al suo omologo iraniano Abbas Araghchi la cessazione immediata degli attacchi contro l’Arabia Saudita e una soluzione diplomatica del conflitto tra Iran e Stati Uniti.
Teheran si prepara a nuovi combattimenti
Sul fronte iraniano, la portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che il Paese è pronto a ogni scenario in caso di una ripresa su vasta scala delle operazioni militari statunitensi e israeliane. Tra le eventualità contemplate figurano anche la sospensione dei voli e dei collegamenti ferroviari.
Secondo il Wall Street Journal, sulla base di immagini satellitari e analisi di esperti statunitensi, l’Iran starebbe rafforzando le difese attorno ai siti nucleari e ad altre installazioni strategiche, sfruttando la pausa nelle ostilità per consolidare il proprio arsenale. Le misure comprenderebbero opere di protezione intorno alle strutture di Natanz e Pickaxe Mountain.
Anche il Regno Unito segnala un aumento della minaccia. Il direttore dell’MI5, Ken McCallum, ha dichiarato che Teheran starebbe cercando di colpire obiettivi più protetti, comprese installazioni militari. Il presunto complotto contro la base aerea di Fairford, utilizzata dalle forze statunitensi, non sarebbe un episodio isolato.
Sul piano diplomatico, il presidente russo Vladimir Putin ha discusso con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, delle prospettive di soluzione della crisi nel Golfo e degli accordi con Washington sulle forniture di gasolio russo. Mosca ha inoltre ribadito la disponibilità a contribuire alla fine del conflitto tra Iran e Stati Uniti.
Intanto, sul fronte libanese, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato l’istituzione di una missione di sostegno al Paese, confermando l’impegno a favore della stabilità, della sovranità e delle istituzioni nazionali. Hezbollah ha annunciato un programma di aiuti per le famiglie sfollate a causa delle guerre del 2024 e del 2026, con contributi fino a 14.000 dollari per nucleo familiare destinati all’affitto e all’arredamento.
Il movimento ha ribadito che la lotta armata contro Israele resta, a suo giudizio, una necessità nazionale finché proseguirà l’occupazione di alcune località del sud del Libano.
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha infine lanciato un appello urgente alla de-escalation, avvertendo che un ulteriore aggravamento delle ostilità potrebbe avere conseguenze disastrose per decine di milioni di persone. Il rischio immediato è che la moltiplicazione dei fronti trasformi una crisi già regionale in uno scontro più ampio, coinvolgendo direttamente infrastrutture energetiche, trasporti e interessi militari delle potenze esterne.





