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Ucraina, la Nato avverte Mosca. Zelensky denuncia nuovi attacchi, scontro tra Trump e gli alleati sulle sanzioni

martedì, 13 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

La Nato si prepara a rispondere a un’eventuale aggressione russa, mentre sul terreno proseguono gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine e si apre un nuovo fronte di tensione tra Washington, Kiev e gli alleati europei. Al centro dello scontro, la tregua energetica annunciata da Donald Trump e la decisione americana di allentare le sanzioni sulle operazioni commerciali legate al diesel russo.

Al Warsaw Security Forum, il comandante supremo delle forze alleate in Europa, Alexus G. Grynkewich, ha ribadito la disponibilità militare dell’Alleanza. «Ci siamo addestrati, siamo pronti e lo saremo ancora di più domani e ogni giorno a venire», ha dichiarato. La Nato, ha precisato, «non cerca la guerra con nessuno». Ma, in caso di conflitto, «bloccheremo e neutralizzeremo qualsiasi attacco» e, qualora l’aggressione proseguisse, «annienteremo le forze che la stanno conducendo contro di noi».

Parole che delineano una strategia di deterrenza fondata sulla credibilità della risposta militare. Un messaggio rivolto a Mosca in una fase nella quale il conflitto ucraino continua ad alimentare il rischio di un allargamento della crisi. Romano Prodi, commentando le dichiarazioni del comandante della Nato a margine di una lectio magistralis a Napoli, ha espresso preoccupazione per la possibilità di un incidente: «Quando tante cose accadono insieme quel pericolo ce l’ho profondo». «Ogni giorno abbiamo nuovi fronti che si aprono e nessuno si chiude», ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio.

Zelensky: colpite sei infrastrutture energetiche

Dal forum di Varsavia, Volodymyr Zelensky ha contestato l’efficacia della tregua energetica annunciata da Trump. Secondo il presidente ucraino, la Russia continua a colpire le infrastrutture del Paese nonostante l’iniziativa americana. In un messaggio pubblicato su X, ha denunciato attacchi contro sei impianti energetici e 33 feriti nell’arco della giornata.

«Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco energetico nel mondo reale, non solo su Truth Social», ha affermato, chiedendo nuove pressioni contro Mosca e contro le entità coinvolte nella produzione di missili balistici e droni Shahed.

Tuttavia secondo Trump è stata l’Ucraina ha colpire le raffinerie Russe, in particolare quelle per la produzione del Diesel. Furioso ha commentato con un giornalista ucraino: «dovete trovarvi un nuovo Presidente».

L’Unione europea ha intanto adottato un nuovo pacchetto di sanzioni contro il complesso militare-industriale russo, accolto con favore da Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, ha inoltre chiesto di utilizzare i beni russi congelati per finanziare la difesa, sostenendo che il costo della guerra debba ricadere su Mosca e non sui contribuenti europei.

Trump difende l’intesa sul diesel

La posizione americana resta però divergente. Trump ha difeso la decisione di sospendere per sei mesi alcune sanzioni relative alle operazioni commerciali sul diesel russo, presentandola come una misura necessaria a tutelare gli interessi economici degli Stati Uniti.

«Ho fatto la scelta giusta per gli americani. Sempre America First», ha scritto su Truth Social, sostenendo che l’Unione europea avrebbe pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l’energia.

La decisione ha provocato contestazioni anche all’interno del Congresso americano. Un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto al presidente di revocare immediatamente la misura, giudicandola in contrasto con il divieto legislativo sulle importazioni energetiche russe introdotto nel 2022. Secondo i firmatari, l’allentamento delle restrizioni rischia di garantire nuove risorse finanziarie a Vladimir Putin mentre proseguono gli attacchi contro i civili ucraini.

Critiche sono arrivate anche dal comitato editoriale del Wall Street Journal, che considera l’intesa un vantaggio per Mosca senza garanzie concrete di pace. L’agenzia cinese Xinhua ha invece ironizzato sulla decisione americana, accusando Trump di applicare regole diverse agli Stati Uniti e agli altri Paesi.

Il nodo resta politico

Per l’ambasciatore Giampiero Massolo, direttore del GeopoliticalRisk Observatory della Luiss, la decisione americana risponde anche alla necessità di contenere i prezzi energetici in vista delle elezioni di metà mandato. La riduzione della capacità di raffinazione russa, colpita dagli attacchi ucraini, avrebbe contribuito a sottrarre al mercato una quota di diesel, aggravando le tensioni sui prezzi.

Resta tuttavia incerta la portata concreta dell’intesa. L’accordo annunciato da Trump potrebbe non tradursi in un’effettiva sospensione degli attacchi e, secondo Massolo, Mosca potrebbe sfruttarlo strumentalmente per indebolire Kiev.

La contrapposizione è evidente: Washington punta a contenere i costi economici della guerra e a rilanciare la pressione diplomatica; Kiev considera invece la riduzione delle entrate energetiche russe uno strumento essenziale per limitare la capacità militare del Cremlino. L’Europa sostiene le richieste ucraine, ma dispone di margini di mediazione più ridotti.

La tregua annunciata non ha dunque ancora prodotto un cambiamento verificabile sul terreno. E mentre la Nato rafforza il proprio messaggio di deterrenza, la distanza tra gli obiettivi americani, ucraini ed europei continua a complicare la prospettiva di un negoziato.

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