Mosca frena sulle prospettive di una tregua in Ucraina, mentre il conflitto si allarga sul piano della sicurezza marittima e si accentua la distanza tra Washington e le capitali europee.
Gli attacchi russi sul territorio ucraino proseguono, due navi mercantili sono state colpite al largo della Bulgaria e la Nato ribadisce la propria disponibilità a combattere in caso di aggressione.
Il Cremlino mantiene una posizione prudente sulla proposta di un cessate il fuoco di 60 giorni, ipotizzata per consentire l’organizzazione di elezioni in Ucraina. Restano invece in corso i contatti su una possibile tregua energetica, senza risultati concreti. Il portavoce Dmitry Peskov ha confermato che le interlocuzioni proseguono, ma senza annunciare progressi sostanziali.
Il presidente statunitense Donald Trump sostiene che Vladimir Putin sia più interessato di Volodymyr Zelensky a raggiungere un’intesa per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Kiev afferma di rispettare la sospensione delle operazioni, ma accusa Mosca di non fare altrettanto. La tregua resta dunque fragile, priva di garanzie condivise e inserita in un quadro di crescente pressione militare.
Raid su Kharkiv e attacchi nel Mar Nero
La guerra continua a colpire la popolazione civile. Un missile russo ha centrato un’abitazione a Kharkiv, provocando quattro morti e decine di feriti. Da Kiev è arrivata inoltre la denuncia di un attacco contro una colonna di evacuazione in uscita da Kupyansk, nell’oblast di Kharkiv, composta prevalentemente, secondo le prime informazioni ucraine, da civili.
Preoccupano anche gli episodi registrati al largo della costa bulgara. Due navi mercantili sono state colpite da droni nel Mar Nero. Una, la Chelsea 3, battente bandiera maltese e di proprietà ucraina, è stata attaccata da tre droni; il suo equipaggio è stato soccorso. La seconda imbarcazione, identificata dalle autorità bulgare come la Hs Dignity, è affondata. Undici membri dell’equipaggio risultano dispersi, mentre cinque persone sono state tratte in salvo.
Il premier bulgaro Rumen Radev ha definito gli attacchi inaccettabili e ha affrontato la questione con l’ambasciatrice russa. Sofia ha precisato di non disporre di prove definitive sull’origine dei droni, pur contestando la plausibilità di un coinvolgimento ucraino contro navi proprie. La vicenda è stata portata all’attenzione della Nato.
La Commissione europea ha condannato gli attacchi, definendo il Mar Nero un ulteriore teatro di escalation e chiedendo che i responsabili siano chiamati a risponderne. La sicurezza marittima e la minaccia degli attacchi ibridi saranno al centro delle discussioni del Consiglio europeo.
Sanzioni europee e frattura con Washington
Sul fronte economico, l’Unione europea ha inserito nella lista delle sanzioni quasi 1.600 nuove persone ed entità russe. Mosca avverte che le misure europee potrebbero ostacolare l’accordo sul diesel annunciato da Trump, che prevede l’immissione di grandi quantità di carburante russo sui mercati internazionali per contenere i prezzi.
L’intesa ha suscitato forti critiche in Europa. Il premier finlandese Petteri Orpo l’ha definita una grande delusione, sostenendo che i ricavi energetici rischiano di finanziare lo sforzo bellico russo. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha interpretato la decisione americana anche alla luce delle pressioni politiche interne su Trump in vista delle elezioni di metà mandato.
La contraddizione è evidente: mentre l’Europa cerca di ridurre la dipendenza energetica da Mosca e rafforzare la pressione economica sul Cremlino, Washington punta a un’intesa commerciale con Putin. Per le fonti europee, dall’inizio dell’invasione nel febbraio 2022 l’Ue ha pagato alla Russia circa 197 miliardi di euro per i combustibili fossili, una cifra che sarebbe stata molto più alta senza il piano di diversificazione energetica.
La Nato alza il tono
Nel frattempo, il comandante supremo alleato in Europa, Alexus G. Grynkewich, ha ribadito che l’Alleanza non cerca lo scontro, ma è pronta a reagire: in caso di attacco, ha dichiarato, le forze alleate sono preparate a combattere immediatamente.
La risposta russa va nella direzione opposta. Mosca accusa i governi europei di fare tutto il possibile per impedire la fine della guerra, mentre il Cremlino sostiene di non essere stato informato del piano di pace in quattro punti elaborato da Stati Uniti ed Europa, di cui ha appreso attraverso la stampa.
La diplomazia resta così subordinata a interessi divergenti. Washington cerca una via negoziale che produca risultati politici ed economici; l’Europa teme che concessioni a Mosca indeboliscano la sicurezza del continente; la Russia continua a esercitare pressione militare e a contestare le sanzioni. Senza un’intesa sulle condizioni della tregua e sulle garanzie di sicurezza, ogni apertura diplomatica rischia di restare provvisoria, mentre il conflitto continua a estendere i suoi effetti oltre il fronte ucraino.





