Il Sudafrica è scosso da una serie di omicidi che, nel giro di due mesi, hanno seminato paura e indignazione nella zona di Kempton Park, a nord-est di Johannesburg. Martedì mattina è stato trovato un altro corpo, portando a sette il numero delle donne uccise in circostanze simili: molte di loro rinvenute parzialmente o completamente nude, in luoghi isolati, vicino a strade, fiumi o centri commerciali.
Il presidente Cyril Ramaphosa ha definito gli omicidi “incidenti che stanno generando paura e incertezza nelle nostre comunità, soprattutto tra le donne”, promettendo che “nessuna pietra sarà lasciata intentata” per identificare i responsabili. Ha inoltre ordinato che le indagini vengano prioritizzate, chiedendo alle forze dell’ordine di proteggere le comunità e portare “il o i colpevoli davanti alla giustizia”.
La polizia, per ora, non parla di serial killer, ma non esclude che dietro ai delitti possa esserci un gruppo di persone. “Potrebbe trattarsi di un crimine imitativo, ma finora non ci sono collegamenti certi”, ha dichiarato la portavoce Brig Athlenda Mathe. Un arresto è stato effettuato in relazione al primo corpo trovato, ma l’indagine resta aperta.
Solo due delle sette vittime sono state identificate. Una di loro è Elizabeth Moselakgomo, una runner di 38 anni la cui scomparsa, avvenuta la scorsa settimana, aveva mobilitato la comunità locale. È stata la figlia a dare l’allarme quando la madre non è tornata dalla sua corsa quotidiana. Il corpo è stato ritrovato sabato e identificato lunedì dai familiari.
La sequenza dei ritrovamenti mostra un quadro inquietante: il primo corpo a metà luglio, il secondo a fine agosto, gli altri cinque nel mese di settembre, due negli ultimi due giorni. Martedì, la polizia ha aggiunto alla lista anche una donna trovata il 7 settembre in una cittadina vicina, dopo aver riesaminato i casi di donne recuperate in aree isolate.
Il Sudafrica registra uno dei livelli più alti al mondo di violenza di genere, con un tasso di femminicidi cinque volte superiore alla media globale, secondo UN Women. Le scoperte di questi giorni hanno alimentato rabbia e frustrazione verso le autorità, accusate di non riuscire a garantire sicurezza alle donne.





