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Ucraina, l’escalation arriva a due chilometri dalla Polonia

martedì, 15 Settembre 2026
2 minuti di lettura

La guerra in Ucraina torna a registrare una nuova escalation, mentre gli attacchi russi si estendono fino alle aree più occidentali del Paese e la risposta di Kiev colpisce sempre più in profondità il territorio della Federazione. Nella notte le forze russe hanno lanciato oltre 450 droni contro diverse regioni ucraine, provocando almeno sei morti e 43 feriti. I bombardamenti hanno inoltre causato interruzioni dell’elettricità in quattro regioni, colpendo infrastrutture energetiche e logistiche.

L’incidente in Volinia

L’episodio più preoccupante si è verificato in Volinia, a circa due chilometri dal confine polacco. Un drone russo ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto da Kiev a Varsavia, con 206 persone a bordo, e una stazione di servizio nella zona di Yahodyn. Non si registrano vittime, ma l’attacco ha provocato incendi. Per Kiev si è trattato di un’azione deliberata. Mosca, attraverso il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ha invece ribadito che le forze russe continueranno a svolgere le proprie operazioni «in tutto il territorio dell’Ucraina».

In ogni caso la tensione ha assunto una dimensione ancora più sensibile dopo il ritrovamento, sulla costa baltica della Polonia settentrionale, di quello che le prime verifiche militari polacche indicano come un drone militare proveniente dalla Russia. Il velivolo è stato recuperato nei pressi di Rusinowo, vicino a Jarosławiec, e l’area è stata messa in sicurezza dalle autorità.

La reazione di Varsavia

Varsavia ha reagito con particolare durezza. Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha sostenuto che, in caso di un’aggressione russa alla Nato, l’aviazione europea dell’Alleanza sarebbe in grado di colpire rapidamente il settore della raffinazione russo anche senza la partecipazione americana. Secondo Sikorski, se l’Ucraina è riuscita a distruggere metà della capacità di raffinazione russa in sei mesi, l’Europa potrebbe distruggere la parte restante in poche settimane. È necessario tuttavia sottolineare che la stessa Kiev fa sapere di avere compromesso il 38% della capacità di raffinazione russa e una quota sono danni temporanei.

Il confronto energetico è già in corso. Kiev ha intensificato gli attacchi con droni contro obiettivi industriali russi, colpendo anche l’area di Nizhnekamsk, in Tatarstan, dove un incendio ha interessato un importante polo di raffinazione petrolifera. La strategia ucraina punta quindi a ridurre la capacità russa di trasformare il petrolio in carburante, cercando di trasferire sul territorio russo una parte dei costi economici della guerra.

Diplomazia e prospettive

Sul piano diplomatico, tuttavia, emergono nuovi segnali. Mosca ha riferito che India e Cina hanno offerto il proprio contributo alla ricerca di una soluzione negoziale. Pechino e Nuova Delhi potrebbero dunque assumere un ruolo crescente nella fase diplomatica, mentre Turchia ed Emirati Arabi Uniti si sono dichiarati disponibili a ospitare un eventuale incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina.

Il Cremlino non esclude inoltre la possibilità di colloqui trilaterali già in ottobre. Ma lo scambio di dichiarazioni tra Mosca e Kiev conferma quanto resti profonda la distanza. Zelensky ha proposto un incontro diretto con Vladimir Putin al vertice del G20 previsto a Miami a dicembre. La risposta russa è stata immediata: «Se vuole venga a Mosca».

Intanto, sul fronte interno ucraino, Zelensky ha chiesto alla Verkhovna Rada di autorizzare la rimozione del procuratore generale Ruslan Kravchenko. La proposta sarà esaminata dalla commissione parlamentare competente prima di arrivare in aula.

La giornata conferma così una doppia dinamica: da una parte l’intensificazione degli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche; dall’altra la ricerca di uno spazio diplomatico ancora estremamente fragile. Il rischio più immediato è che la crescente prossimità degli incidenti alla frontiera polacca trasformi progressivamente la guerra ucraina da conflitto regionale in una crisi sempre più direttamente connessa alla sicurezza della Nato.

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