A due giorni dalle elezioni parlamentari, la Svezia si prepara a un voto che somiglia a un referendum sull’alleanza di governo con l’estrema destra. Tre sondaggi pubblicati venerdì indicano un vantaggio minimo per il blocco di centrosinistra guidato da Magdalena Andersson, ex premier socialdemocratica, che punta a tornare al potere dopo quattro anni all’opposizione.
Secondo le rilevazioni Ipsos, Demoskop e Indikator Opinion, i quattro partiti progressisti raccolgono tra il 49,3% e il 50,8% dei consensi, equivalenti a 175‑180 seggi su 349. Il blocco di governo, formato dai Moderati di Ulf Kristersson e sostenuto dai Democratici Svedesi, si ferma tra il 47,6% e il 49%, ossia 169‑174 seggi.
Un margine che potrebbe ridursi a un solo seggio, come nel voto serrato del 2022. Kristersson ha guidato una svolta conservatrice, introducendo una delle politiche migratorie più rigide d’Europa e allontanando la Svezia dall’immagine di Paese liberal e inclusivo. Andersson, invece, promette più spesa pubblica e welfare, ma deve affrontare divisioni interne: il Partito di Centro e la Sinistra si escludono a vicenda da un eventuale governo, e le divergenze su tasse ai miliardari e nuove centrali nucleari potrebbero complicare la formazione di una maggioranza stabile. Il voto arriva in un contesto europeo segnato dall’ascesa delle destre radicali: l’AfD in Germania ha vinto un’elezione regionale, mentre Marine Le Pen guida i sondaggi in Francia.
In Svezia, i Democratici Svedesi, partito anti‑immigrazione con un passato legato al neonazismo, restano la forza più grande del blocco di governo con circa 18‑19% dei voti, in calo rispetto al 20,5% del 2022. Entrambi i blocchi sostengono l’Ucraina e la riarmatura nazionale, ma la campagna elettorale non ha avuto un tema dominante: si è parlato di welfare, criminalità e costo della vita, senza che nessuna questione riuscisse a catalizzare l’attenzione. “Nulla è davvero rimasto impresso, è stata una campagna insoddisfacente”, osserva Nicholas Aylott, politologo dell’Università di Södertörn. I Socialdemocratici restano il primo partito del Paese con un consenso tra il 27,4% e il 29,7%, leggermente inferiore al 30,3% del 2022. Il risultato finale, però, dipenderà da pochi voti e potrebbe aprire la strada a negoziati lunghi e a un governo di minoranza.





