Venezia 83, il cinema che non può più ignorare il mondo

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2026 racconta un mondo pieno di interrogativi, inquietudini, drammi e trasformazioni, intrecciando le grandi questioni del presente con le storie più intime dell’essere umano
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Da oggi, sabato 12 settembre 2026, si chiude la 83° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, una vetrina su e per il cinema globale. E quest’anno, come non mai, il Palazzo del Casinò al Lido è diventato anche uno spazio privilegiato di confronto sui temi che caratterizzano il nostro tempo, forse complice anche il costante flusso di notizie e le continue trasformazioni geopolitiche, sociali e culturali che stiamo vivendo. Così Venezia 83 decide di raccontare il mondo nella sua costante evoluzione, narrando il presente e ricordando il passato.

Dalla guerra all’amore

Oltre 130 film, tra quelli in concorso e quelli delle sezioni collaterali, tutti impegnati ad affrontare sia tematiche politiche e sociali, come la guerra, la gestione del potere, la memoria, l’informazione, la crisi ambientale, la manipolazione mediatica, passando per il dramma degli ucraini e dei palestinesi, sia temi più intimi come l’amore, le relazioni, i drammi familiari, il dolore e l’identità.

Le grandi star

Nonostante sia stato considerato un anno meno hollywoodiano, non sono comunque mancate le grandi star. A calcare il red carpet sono stati George Clooney, cui è stato consegnato il Leone d’Oro alla carriera, Penélope Cruz, Javier Bardem, Robert Pattinson, i fratelli Liam e Noel Gallagher, Patrick Schwarzenegger, Paul Dano, Louis Garrel, Luca Marinelli, Susan Sarandon, Alicia Vikander e tanti altri ancora. Nomi che hanno attirato, come d’altronde ogni edizione passata, una gran folla di curiosi, impazienti di vedere finalmente dal vivo i propri idoli. Le aspettative erano talmente tante che pare che qualcuno abbia addirittura cercato di accaparrarsi un posto in prima fila sul red carpet già dal 29 agosto.

Cinema, politica e società

Ma le star non si sono limitate solo a sfilare sul tappeto rosso. George Clooney e Susan Sarandon in conferenza stampa hanno chiaramente espresso le proprie posizioni su alcuni dei temi più discussi del momento. In particolare, George Clooney ha sottolineato l’importanza della conoscenza, soprattutto dell’altro, nei momenti di crisi, affermando che “come società dobbiamo vedere il mondo anche attraverso gli occhi degli altri, altrimenti non impariamo niente e restiamo intrappolati nelle nostre bolle, demonizzandoci a vicenda”.

Senza trascurare temi importanti come il cambiamento climatico, l’Intelligenza Artificiale nel cinema, la crisi del giornalismo e le conseguenze della fusione della Warner Bros con Paramount, il divo si è pronunciato anche sul governo Trump, che non ha esitato a etichettare come “cachistocrazia”, quando, cioè, “un Paese è guidato dalle persone meno capaci per farlo”. “A novembre”, ha poi proseguito, “ci saranno le elezioni, che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e se tutto va bene torneremo a una situazione di maggiore normalità”.

Durante la conferenza stampa di “The Echo Chamber”, il film di Andrea Pallaoro in cui recita Susan Sarandon, anche l’attrice ha approfittato per denunciare il clima di caccia alle streghe che si respira a Hollywood e il fatto di essere stata ostracizzata per la presa di posizione a sostegno della Palestina. “Di recente”, ha dichiarato la Sarandon, “mi sono stati ancora tolti dei film, perché ci sono agenzie che continuano a dire di non ingaggiarmi. Ma questa è la struttura del potere”.

I film da non perdere

Dibattiti e opinioni che si sono ritrovati tutti anche nelle pellicole presentate alla kermesse, caratterizzate da storie di straordinaria forza espressiva. Tra i titoli da non perdere “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh, un thriller geopolitico ambientato nel 1973 alla vigilia del golpe cileno e che segue le vicende di due agenti della CIA inviati sull’Isola di Pasqua per una missione. Ma anche “Succederà questa notte”, che ha rappresentato un grande ritorno di Nanni Moretti alla Mostra del Cinema, liberamente ispirato alla raccolta di racconti “Legami” di Eshkol Nevo.

Da segnalare, inoltre, Ink, film di apertura del festival diretto da Danny Boyle, che racconta l’acquisizione da parte di Rupert Murdoch del quotidiano in crisi “The Sun” e della sua trasformazione in un nuovo modello di informazione. Non meno interessante “Bucking Fastard” di Werner Herzog, ispirato alla storia vera delle gemelle monozigote Freda e Greta Chaplin. Infine, non si può non citare il nuovo lavoro di Paolo Strippoli, uno dei volti più interessanti del giovane cinema italiano. Dopo il successo de “La Valle dei sorrisi”, il regista torna con il thriller L’Estranea, sulle vicende di una donna che si presenta a casa della figlia per rivelarle la verità sulla propria famiglia e sul patto stretto con un’estranea anni addietro.

Insomma, anche quest’anno Venezia ha confermato di voler andare oltre la semplice passerella per le grandi star, ma essere il cuore pulsante di un cinema che continua a interrogarsi sul presente e in grado di parlare un linguaggio universale. E così i dieci giorni passati tra una proiezione e l’altra, in sale forse un po’ troppo fredde rispetto all’esterno, si trasformano non in un tempo sospeso, di magia dorata in cui il mondo circostante scompare, ma dove anzi entra più prepotentemente che mai.

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