Il lavoro cresce, soprattutto quello stabile, mentre diminuiscono disoccupati e inattivi. È la fotografia scattata dall’Istat nel secondo trimestre del 2026. Rispetto a un anno prima gli occupati sono aumentati di 246mila unità, fino a quota 24 milioni 447 mila, con un progresso dell’1%. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è così salito al 63,4%, 0,7 punti in più. Nello stesso periodo le persone in cerca di un impiego sono diminuite di 167mila e la disoccupazione è scesa al 5,9%. Anche il confronto con i primi tre mesi dell’anno restituisce un segno positivo: al netto degli effetti stagionali, gli occupati sono cresciuti di 155 mila (+0,6%). Le ore lavorate hanno segnato +0,3% sul trimestre e +1,3% su base annua, mentre il Pil ha registrato rispettivamente +0,2% e +1%.
La spinta arriva dal lavoro stabile
Dietro l’aumento dell’occupazione c’è soprattutto il ritorno alla crescita dei contratti a tempo indeterminato. In un anno i dipendenti permanenti sono saliti di 155 mila unità (+1%), mentre gli indipendenti sono 123mila in più (+2,4%). Si è ridotto invece il lavoro a termine, che ha perso 33mila occupati (-1,2%). Si rafforza anche il tempo pieno: 345mila lavoratori in più (+1,7%), per un totale di 20 milioni 685mila. Il part-time ha seguito la direzione opposta, con 99mila occupati in meno (-2,6%).
Meno disoccupati
Il numero di chi cerca un lavoro è sceso a un milione 534mila. La flessione ha coinvolto sia chi aveva già avuto un’occupazione sia chi tentava di entrare per la prima volta nel mercato. Si è ridotto soprattutto il peso della disoccupazione di lunga durata: 731mila persone cercano un posto da almeno un anno, il 47,7% del totale, 4,3 punti in meno rispetto al 2025. Il miglioramento appare più netto tra i più giovani. Nella fascia tra 15 e 24 anni la disoccupazione è scesa al 18,3%, con un calo di 3,2 punti in dodici mesi. Tra i 15-34enni si è portata al 10,9%, 1,4 punti in meno. Per i 25-34enni, invece, il tasso di occupazione è salito al 70,4%, con un progresso di 1,2 punti.
Le donne recuperano
A guadagnare più terreno sono state le donne. Il loro tasso di occupazione è cresciuto di 0,9 punti e ha raggiunto il 54,8%, mentre quello maschile si è attestato al 71,9%, con un aumento di mezzo punto. Anche la disoccupazione femminile ha registrato una riduzione più marcata: -0,9 punti contro -0,5 degli uomini. Il divario rimane evidente anche tra le diverse aree del Paese. Al Nord lavora il 70,6% della popolazione tra 15 e 64 anni, al Centro il 67,7%, nel Mezzogiorno il 51,1%. Proprio al Sud, però, l’occupazione ha guadagnato 0,9 punti in un anno. La disoccupazione resta al 10,4%, più del doppio rispetto al Centro (5,3%) e quasi tre volte il Nord (3,7%), ma ha perso 1,8 punti rispetto al secondo trimestre del 2025.
Diminuiscono gli scoraggiati
Un altro segnale arriva dagli inattivi, scesi a 12 milioni 54mila, 140 mila in meno in dodici mesi. Il tasso di inattività si è portato al 32,5%. All’interno di questa platea, gli scoraggiati (coloro che non cercano un impiego perché pensano di non riuscire a trovarlo) sono diminuiti di 107mila (-14,2%). In calo di 194mila (-6,1%) anche le persone che non cercano un posto per motivi familiari.
I servizi corrono più dell’industria
Anche i dati delle imprese confermano il movimento positivo. Le posizioni lavorative dipendenti sono aumentate dell’1,3% in un anno. A fare da traino sono stati i servizi, con +1,8%, mentre l’industria si è fermata a +0,5%. Il lavoro in somministrazione ha segnato +3% e quello intermittente +6,7%; nei servizi di alloggio e ristorazione quest’ultimo ha toccato +10,7%. Si è ridotto, infine, il ricorso alla cassa integrazione, sceso a 6,2 ore ogni mille lavorate. Il tasso dei posti vacanti si è attestato all’1,5%. Sul fronte dei costi, l’aumento annuo è stato del 2,8%: le retribuzioni sono salite del 2,7%, i contributi sociali del 3,4%.





