La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase di ulteriore escalation, mentre gli attacchi si estendono dal Golfo Persico allo Yemen, dalla Giordania al Libano e il confronto sul programma nucleare torna davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Le dichiarazioni di Teheran
A Teheran, il comandante della Guardia della Grande Teheran dei Guardiani della Rivoluzione, Hassan Hassanzadeh, ha dichiarato che l’Iran avrebbe superato la fase difensiva e sarebbe pronto a passare alle operazioni offensive. Secondo quanto riferito da Iran International, il comandante ha annunciato la costituzione di squadre, unità e divisioni d’assalto destinate a operazioni speciali e rapide, sostenendo che le forze iraniane sono in grado di intervenire in qualsiasi area del Paese. Hassanzadeh ha inoltre rivendicato progressi nelle capacità missilistiche, nei droni e nel settore navale.
L’attacco in Giordania
Le dichiarazioni arrivano dopo una nuova intensificazione degli attacchi iraniani contro obiettivi statunitensi e del confronto sullo Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli sull’attacco iraniano alla base aerea americana di Muwaffaq Salti, in Giordania. Secondo fonti citate dalla CBS e riprese da Reuters, un A-10 Thunderbolt avrebbe riportato gravi danni, perdendo un’ala, mentre circa otto F-15 avrebbero subito danni lievi e sarebbero successivamente tornati operativi. Le forze statunitensi avrebbero inoltre impiegato oltre 30 missili Patriot nella difesa della base.
Tensioni marittime ed energetiche
La pressione si estende anche sul traffico marittimo. Dopo gli attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e la successiva risposta di Teheran contro navi nella zona di Hormuz, il traffico nello stretto è fortemente ridotto e il prezzo del Brent ha superato i 100 dollari al barile. L’Iran ha annunciato ulteriori misure contro le navi considerate coinvolte nel dispositivo di pressione americano.
Il fronte yemenita
Sul fronte meridionale della regione, gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno intensificato le operazioni contro l’Arabia Saudita, mentre la loro offensiva nello Yemen si estende verso il Mar Rosso. Secondo una fonte militare yemenita, i ribelli avrebbero conquistato, oltre a Mocha, anche l’isola di Zuqar, nell’arcipelago delle Hanish, a sud del Mar Rosso. La stessa fonte riferisce che la conquista sarebbe avvenuta dopo attacchi missilistici e un assalto terrestre condotto con imbarcazioni che trasportavano combattenti. Alcuni testimoni hanno inoltre riferito di aver visto le forze Houthi entrare a Mocha, città situata a circa 70 chilometri a nord dello stretto di Bab el-Mandeb, scandendo slogan contro Stati Uniti e Israele.
Gli Houthi hanno inoltre denunciato circa 40 raid aerei sauditi nelle ultime ore contro posizioni nelle province di Taiz, Hodeida, Al-Jawf e Marib. Se la conquista di Zuqar e l’ingresso a Mochafossero confermati, si tratterebbe di uno sviluppo di particolare rilievo per il controllo delle direttrici marittime del Mar Rosso e per la sicurezza del traffico attraverso Bab el-Mandeb, uno dei principali passaggi strategici per il commercio e le forniture energetiche internazionali.
Escalation diplomatica e nucleare
Anche il fronte settentrionale resta attivo. L’artiglieria israeliana ha colpito nella notte diverse aree del Libano meridionale, tra cui Wadi al-Hujeir, Wadi al-Salouqi e la zona di al-Mansouri. Gli attacchi si inseriscono in una crescente attività militare israeliana lungo il confine libanese.
Sul piano diplomatico, intanto, il dossier nucleare iraniano ha compiuto un nuovo passaggio. Il Consiglio dei Governatori dell’AIEA ha votato il deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la mancata cooperazione con gli ispettori e l’impossibilità di verificare pienamente lo stato dei materiali nucleari dichiarati. La risoluzione, promossa da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, è stata approvata con 23 voti favorevoli; Russia, Cina e Niger hanno votato contro. Per l’AIEA si tratta del primo deferimento dell’Iran al Consiglio di Sicurezza in vent’anni.
Parallelamente, immagini satellitari analizzate dal Center for Strategic and International Studies hanno rilevato una nuova intensificazione delle attività di costruzione e scavo presso il complesso nucleare iraniano di Pickaxe Mountain e nell’area di Natanz. L’analisi indica una significativa attività infrastrutturale nel 2026, mentre resta aperta la questione delle capacità nucleari residue di Teheran.
In questo quadro, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che la Repubblica islamica sarebbe “molto vicina” al collasso e che l’intero asse regionale legato a Teheran finirà per crollare. Dichiarazioni che segnano il livello raggiunto dalla pressione politica e militare su Teheran, ma che non trovano, al momento, una conferma indipendente di un imminente crollo del regime.
La guerra assume così una dimensione sempre più ampia: attacchi contro basi e navi, pressione sul traffico energetico, apertura di nuovi fronti attraverso gli alleati regionali dell’Iran e contemporanea escalation diplomatica sul nucleare. Il rischio è quello di un conflitto nel quale diventa sempre più difficile distinguere tra fronte principale e teatri secondari, mentre Hormuz e Bab el-Mandeb si trasformano nei due principali punti di pressione sulle rotte energetiche mondiali.






Scusate ma Trump non aveva affermato di aver distrutto il loro arsenale militare?. Qualcuno mente.