Elon Musk torna al centro del dibattito pubblico dopo aver minacciato di intentare causa contro il nuovo documentario di Alex Gibney, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il film, quasi quattro ore di materiale che ambisce a essere un ritratto “definitivo e senza filtri” dell’imprenditore, suggerirebbe che Musk abbia influenzato le elezioni del 2024 a favore del presidente Donald Trump attraverso l’uso dei satelliti Starlink. Una tesi che il magnate e il suo team legale definiscono “diffamatoria”.
L’avvocato Alex Spiro, figura di punta nella difesa di Musk, ha inviato una lettera al responsabile della casa di produzione Jigsaw Productions, accusando il film di insinuare un crimine grave senza alcuna base fattuale. Spiro cita in particolare le dichiarazioni dell’ex compagna di Musk, Ashley St. Clair, che nel documentario afferma che l’imprenditore le avrebbe parlato di “diecimila laser nello spazio” e di un presunto “anomaly in the matrix” da rilasciare prima delle elezioni. Alla domanda se si riferisse a Starlink, St. Clair risponde: “Non so dove altro abbia laser nello spazio.”
Secondo Spiro, il film presenta queste affermazioni come domande aperte, ma in realtà costruisce un’accusa implicita di interferenza elettorale. Nella lettera, l’avvocato ricorda che “Starlink non è collegato alla tabulazione dei voti” e che funzionari elettorali, ricercatori indipendenti e fact-checker hanno già smentito nel 2024 qualsiasi ipotesi di manipolazione tramite la rete satellitare. I “laser nello spazio”, aggiunge Spiro, sono semplicemente i collegamenti ottici tra satelliti, tecnologia nota e documentata.
Il legale sostiene inoltre che Gibney avrebbe ignorato informazioni fornite da persone con conoscenza diretta dei fatti, scegliendo deliberatamente di non ascoltare la versione di Musk. Il regista, da parte sua, non ha mai nascosto il proprio approccio critico: nel 2013, ricevendo un premio alla carriera, definì l’oggettività “una follia” e spiegò che ogni documentarista dovrebbe avere un punto di vista, soprattutto quando si tratta di figure potenti.
Nonostante le polemiche, il film ha ricevuto una standing ovation a Venezia e arriverà nelle sale a ottobre. La battaglia tra Musk e Gibney sembra destinata a proseguire, alimentando un confronto che intreccia libertà artistica, responsabilità giornalistica e la crescente sensibilità attorno alle accuse di interferenza elettorale.





