Nella “Esortazione Apostolica PostSinodale “Amoris Laetitia” – capitolo settimo – sottocapitoli dal 278 al 290 – il Santo Padre Francesco mette in luce tre delicati, e per alcuni versi, anche spinosi aspetti inerenti i percorsi del difficile compito educativo dei genitori verso i figli: l’uso dei mezzi moderni di comunicazione e del divertimento, l’educazione sessuale e la trasmissione della fede.
Quanto le tecnologie della comunicazione e del divertimento facilitano o compromettono l’incontro educativo tra genitori e figli?
Il Santo Padre afferma che: “Quando sono ben utilizzati possono essere utili per collegare i membri della famiglia malgrado la distanza. I contatti possono essere frequenti e aiutare a risolvere difficoltà”. E che tali mezzi “…non sostituiscono né rimpiazzano la necessità del dialogo più personale e profondo che richiede il contatto fisico, o almeno, la voce dell’altra persona”. E che tali mezzi, spesso “allontanano invece di avvicinare”. Occorrono regole senza divieti insensati, ma, sicuramente, evitandone l’uso mentre si è insieme a tavola. Avverte che: “”Comunque, non si possono ignorare i rischi delle nuove forme di comunicazione per i bambini e gli adolescenti, che a volte ne sono resi abulici, scollegati dal mondo reale. Questo “autismo tecnologico” li espone più facilmente alla manipolazione di quanti cercano di entrare nella loro intimità con interessi egoistici”. E proprio per tali rischi l’attuale Governo, di recente, ha prodotte norme di comportamento e “linee guida” per esperti, docenti e genitori.
“Ravvivare l’alleanza tra la famiglia e la comunità cristiana”
Il Santo Padre suggerisce che “Per rendere efficace il prolungamento della paternità e della maternità verso una realtà più ampia, “le comunità cristiane sono chiamate ad offrire sostegno alla missione educativa delle famiglie”, in modo particolare attraverso la catechesi di iniziazione”. E proprio dal Sinodo prende forza l’importanza delle scuole cattoliche, che “svolgono una funzione vitale nell’assistere i genitori nel loro dovere di educare i figli”. “Vanno affermati con decisione la libertà della Chiesa di insegnare la propria dottrina e il diritto all’obiezione di coscienza da parte degli educatori”.
Sì all’educazione sessuale: come, quando e perché…
Nei sottocapitoli dal 280 al 286 il Santo Padre cerca di sensibilizzare tutti sulle varie sfaccettature che l’approccio all’educazione sessuale comporta tra genitori e figli, la scuola, le forze politiche e la Chiesa. Evidenzia che già (sottocapitolo 280) Il Concilio Vaticano II prospettava la necessità di “una positiva e prudente educazione sessuale” che raggiungesse i bambini e gli adolescenti “man mano che cresce la loro età” e “tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica”. “Dovremmo domandarci se le nostre Istituzioni educative hanno assunto questa sfida. È difficile pensare l’educazione sessuale in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità. Si potrebbe intendere solo nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione. In tal modo il linguaggio della sessualità non si vede tristemente impoverito, ma illuminato. L’impulso sessuale potrà essere coltivato in un percorso di conoscenza di sé e nello sviluppo di una capacità di dominio di sé, che possano aiutare a far emergere capacità preziose di gioia e di incontro amoroso.”
Quando l’educazione sessuale è considerata informazione appropriata?
Si suggerisce che l’informazione deve arrivare nel momento appropriato e in un modo adatto alla fase che vivono, rispettivamente, i bambini e i giovani, accompagnati da uno sviluppo in senso critico, prima che la pornografia senza controllo e il sovraccarico di stimoli possano “mutilare la sessualità”, per il bombardamento di messaggi che non cercano il loro bene e la loro maturità, ma che, invece possano “deformare la loro capacità di amare”.
Educazione sessuale come sano pudore, cosa di altri tempi…
Il Santo Padre afferma che: “Un’educazione sessuale che custodisca un ‘sano pudore’ ha un valore immenso”, anche se oggi alcuni ritengono che sia una cosa di altri tempi. Invece va inteso come “…una difesa naturale della persona che protegge la propria interiorità ed evita di trasformarsi in un puro oggetto. Senza il pudore, possiamo ridurre l’affetto e la sessualità a ossessioni che ci concentrano solo sulla genitalità, su morbosità che deformano la nostra capacità di amare e su diverse forme di violenza sessuale che ci portano ad essere trattati in modo inumano o a danneggiare gli altri”.
Educazione sessuale tra sesso sicuro e finalità procreative
Il Santo Padre propone di “insegnare un percorso sulle diverse espressioni dell’amore, sulla cura reciproca, sulla tenerezza rispettosa, sulla comunicazione ricca di senso”. Del quale il matrimonio sarebbe un impegno totalizzante. “Si prende troppo alla leggera l’educazione sessuale” verso i giovani che maturano tra fragilità e confusioni a volte anche nel dono specifico della diversità dei rispettivi corpi nella femminilità o mascolinità, invece di accettare con gioia il proprio corpo. “…la persona non pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”.
Educare i figli alle flessibilità casalinghe dei genitori
Il Santo Padre esorta persino i genitori a far si che il maschile e il femminile non debba esprimersi in rigidità nei compiti domestici e, quindi, “…aiutare i bambini ad accettare come normali compiti domestici, ‘sani interscambi’ che non tolgono alcuna dignità alla figura paterna. La rigidità diventa una esagerazione del maschile o del femminile, e non educa i bambini e i giovani alla reciprocità incarnata nelle condizioni reali del matrimonio”. Non a caso la stessa nostra Costituzione nell’articolo 37 interviene a proteggere la condizione lavorativa della donna e in particolare, la madre e i bambini.
Trasmettere la fede
È un compito “…reso difficile dallo stile di vita attuale, dagli orari di lavoro, dalla complessità del mondo di oggi, in cui molti, per sopravvivere, sostengono ritmi frenetici”. I bambini hanno bisogno di simboli, di gesti, di racconti, mentre gli adolescenti potrebbero entrare in crisi con l’autorità e con le norme, per cui si raccomanda ai genitori di prestare molta attenzione ai loro cambiamenti per facilitarne l’osmosi contagiosa della missione familiare, quale “…la solidarietà verso i poveri, l’apertura alla diversità delle persone, la custodia del creato, la solidarietà morale e materiale verso le altre famiglie dalle più bisognose, l’impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste…” Il Santo Padre, in sostanza, esorta a vivere la pastorale familiare in modo che “…le famiglie siano al tempo stesso Chiese domestiche e fermento evangelizzatore nella società”. Fine





