Solo un anno fa, molte famiglie cinesi benestanti avevano voltato le spalle a Singapore. Le regole sembravano troppo rigide, la vita notturna poco vivace, e città come Dubai, Hong Kong o Tokyo apparivano più allettanti. Oggi, però, il vento è cambiato: la città‑stato asiatica torna a essere il rifugio preferito dei grandi patrimoni della Cina continentale. Secondo consulenti e gestori di family office, l’interesse verso Singapore è in forte ripresa. La ragione? L’incertezza geopolitica e la stretta di Pechino sui capitali all’estero. Le famiglie che avevano spostato i propri asset verso altri centri finanziari ora vedono nella rigidità di Singapore una garanzia di sicurezza.
Il cambiamento è rapido e significativo. Dopo lo scandalo da 3 miliardi di dollari sul riciclaggio del 2023, Singapore aveva irrigidito i controlli su clienti e investitori, scoraggiando molti cinesi. Ma oggi, quelle stesse misure di compliance sono percepite come un vantaggio. La stretta di Pechino sulle ricchezze offshore ha accelerato il ritorno: nuove regole sui trust e sulle assicurazioni estere impongono trasparenza e potenziali obblighi fiscali, spingendo i più prudenti verso giurisdizioni affidabili. Anche Dubai perde terreno: le tensioni in Medio Oriente hanno spinto diverse famiglie a riconsiderare la sicurezza della regione.
Tokyo, pur attraente per il basso costo del yen, resta difficile per barriere linguistiche e culturali. Singapore, invece, ha saputo adattarsi. La Monetary Authority of Singapore (MAS) ha appena semplificato le regole fiscali per i family office, offrendo maggiore flessibilità su assunzioni e investimenti. Nel primo semestre, le richieste di acquisto di immobili di lusso da parte di cinesi sono aumentate del 35%.





