Pochi giorni dopo il voto islandese sui negoziati di adesione all’UE, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si prepara a una visita storica in Groenlandia, il 6 e 7 settembre, insieme alla premier danese Mette Frederiksen e al leader faroese Beinir Johannesen. L’incontro, confermato da due funzionari europei, segna il ritorno dell’Europa nel cuore geopolitico dell’Artico.
La missione arriva in un momento delicato: dopo le ripetute richieste di Donald Trump di “acquisire” la Groenlandia, l’isola più grande del mondo è diventata un punto caldo delle tensioni transatlantiche, mentre anche la Russia intensifica la sua presenza nella regione.
A Nuuk, von der Leyen e Frederiksen incontreranno il premier groenlandese Jens‑Frederik Nielsen, per discutere di cooperazione economica e sicurezza strategica. Il viaggio era previsto per marzo, ma è stato rinviato a causa delle elezioni anticipate in Danimarca e delle lunghe trattative per la formazione del nuovo governo.
Ora, con la stabilità politica ristabilita a Copenhagen, Bruxelles punta a rafforzare i legami con i territori autonomi del Regno di Danimarca — Groenlandia e Isole Faroe — in un contesto di crescente competizione globale per le risorse artiche. La Commissione europea ha proposto di più che raddoppiare i fondi destinati alla Groenlandia, portandoli a 530 milioni di euro in sette anni a partire dal 2028, e ha anticipato un pacchetto di investimenti da oltre 150 milioni di euro per la capitale Nuuk.
L’obiettivo è consolidare la presenza europea in un’area cruciale per le terre rare, l’energia e le rotte commerciali del futuro. La visita di von der Leyen, che segue di pochi giorni il voto islandese sull’UE, sottolinea la volontà di Bruxelles di ricucire il tessuto nordico dell’integrazione europea. In un’epoca di nuove rivalità globali, l’Artico torna a essere il baricentro di una diplomazia che guarda al ghiaccio non come confine, ma come ponte verso il futuro.





