Usciamo da un agosto rovente, che ha messo alla prova gli italiani con un sole cocente e il sistema economico italiano, con le nuove OPS di Monte Paschi: il 21 agosto 2026 MPS ha lanciato due OPS su Banco BPM (circa 25,3 miliardi) e su Banca Generali (circa 8,7 miliardi).
Italia Moderata segnala come nell’attuale risiko bancario è uscita di scena la finanza pubblica italiana, lasciando la competizione ai capitali privati da un lato e contendenti stranieri (francesi e statunitensi principalmente) dall’altro. E questo non giova alla finanza pubblica.
Eravamo rimasti a giugno, con l’OPAS di Intesa Sanpaolo MPS su Monte dei Paschi di Siena (MPS) da circa 30,6 miliardi di euro, con l’obiettivo reale di acquisire MPS; entrare indirettamente nel sistema Mediobanca/Generali; rafforzare ulteriormente la leadership nazionale. Ricordiamo infatti che Mediobanca, dopo l’OPS di MPS conclusa nel 2025 è già controllata da MPS con circa l’86,35% del capitale.
Di fronte a Intesa (con azionariato molto più frammentato rispetto a MPS, con Fondazione Compagnia di San Paolo primo azionista storico, Fondazione Cariplo, BlackRock, Vanguard, Norges Bank e altri investitori istituzionali internazionali), MPS/Mediobanca/Generali sono gli asset strategici contesi.
Dunque, con la contromossa del 21 agosto MPS potrebbe creare un secondo polo bancario nazionale, ma costituito principalmente da capitali privati, da oltre 800 miliardi di asset:
Ma a guardar bene in casa di MPS, gli azionisti rilevanti sono quasi tutti privati italiani: Delfin (famiglia Del Vecchio): circa 17,5%, Francesco Gaetano Caltagirone: circa 10,2%, BlackRock: circa 5%, Ministero dell’Economia (MEF): circa 4,8%, Banco BPM: circa 3,7%
Banco BPM ad oggi ha invece in seno, come azionista decisivo Crédit Agricole vicino al 30 per cento, costituendo il principale presidio francese, oltre a fondi istituzionali internazionali (BlackRock, Vanguard, Norges, Fidelity, ecc., con quote variabili e non coordinate) ed una residua parte di flottante di mercato.
Mentre Generali è frammentato, con soggetti quali Mediobanca; Delfin; Caltagirone; grandi fondi internazionali.
Ad oggi, Crédit Agricole, con il circa 30% di BPM, non ha lanciato un’OPA, ma è il soggetto estero con la posizione più forte e strategica nel sistema.
Il risiko 2026 dunque non è più Intesa contro UniCredit, ma è una partita a tre livelli tra Intesa, il blocco MPS-Mediobanca-Generali e Banco BPM, con Crédit Agricole come principale soggetto straniero capace di condizionare l’esito finale. E Italia Moderata tifa per l’indipendenza del sistema economico italiano dai capitali stranieri, ma anche esorta il Tesoro a guadagnare quota, oltre gli attuali scarsi 5% della partita totale.





