Sale ancora la tensione tra Washington e Teheran a poche ore dalla presentazione della nuova offensiva economica americana contro la Repubblica islamica. “L’Iran sta crollando completamente”, ha scritto Donald Trump su Truth Social, mentre il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha replicato accusando gli Stati Uniti di voler mascherare una sconfitta.
Ghalibaf ha pubblicato su X un’immagine con lo slogan provocatorio “Make America Hungry Again”, accompagnata da dati sull’insicurezza alimentare negli Stati Uniti. “Non si possono nascondere le sconfitte con false affermazioni”, ha scritto. La risposta arriva dopo che Trump aveva rilanciato un articolo nel quale alcune precedenti parole del presidente del Parlamento iraniano venivano presentate come un’ammissione delle difficoltà economiche del Paese.
Alle 20 il “D-Day economico”
Il confronto politico precede l’appuntamento delle 20 italiane, quando il segretario al Tesoro Scott Bessent illustrerà i dettagli di quello che Washington definisce il suo “D-Day economico”: “la più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario”. Secondo Reuters, il piano dovrebbe ampliare sensibilmente le sanzioni secondarie contro società, istituzioni e Paesi che continueranno a commerciare con l’Iran, con la possibilità di escludere soggetti stranieri dal sistema finanziario basato sul dollaro.
La pressione americana arriva mentre il rial ha toccato un nuovo minimo storico, superando sul mercato libero quota 2 milioni per dollaro. L’economia iraniana risente delle sanzioni, del blocco delle esportazioni petrolifere e delle conseguenze di quasi sei mesi di conflitto.
Teheran minaccia “conseguenze”
Teheran non arretra. Il governo ha avvertito che i Paesi che collaboreranno alla campagna economica americana dovranno affrontare “conseguenze”, mentre funzionari iraniani hanno definito il nuovo piano di Washington una prova del fallimento della strategia militare statunitense. Il presidente Masoud Pezeshkian ha riconosciuto le difficoltà economiche ma ha escluso un collasso del Paese.
Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha inoltre avvertito che l’Iran si considera autorizzato a colpire le “fonti” di eventuali aggressioni, comprese basi e infrastrutture messe a disposizione di Stati Uniti e Israele da Paesi terzi.
Il Pakistan tenta la mediazione
In questo clima è arrivato oggi a Teheran il capo dell’esercito pakistano, feldmaresciallo Asim Munir, accompagnato dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi. Secondo Reuters, Trump avrebbe parlato con Munir nei giorni scorsi chiedendo al Pakistan di usare la propria influenza per favorire il ritorno dell’Iran al negoziato. Islamabad, che mantiene rapporti con entrambe le parti, prova così a riaprire un canale diplomatico dopo lo stallo delle trattative.
Un altro tentativo di mediazione arriverà domani dall’Oman: il ministro degli Esteri Badr Albusaidi è atteso a Teheran per colloqui che riguarderanno anche la crisi dello Stretto di Hormuz, ancora fortemente limitato al traffico commerciale.





