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Sigfrido Ranucci

Luci e ombre nel rapporto di amicizia tra Ranucci e Lavitola

venerdì, 21 Agosto 2026
3 minuti di lettura

Che Ranucci e Lavitola siano amici è ben noto; lo hanno ripetutamente dichiarato e le loro frequentazioni lo dimostrano. Dopo la perquisizione subita da Lavitola, nel corso della notte ci fu tra i due una lunga telefonata del cui contenuto sono noti solo una ventina di minuti. La telefonata venne effettuata con una applicazione non intercettabile, probabilmente con Signal e non si sa chi dei due abbia chiamato l’altro. Se è stata usata questa applicazione era noto o almeno sospettato che il telefono di Lavitola venisse intercettato per disposizione dell’Autorità Giudiziaria, e il contenuto della telefonata doveva quindi essere celato.

La parte nota della telefonata dipende dal fatto che Lavitola era in viva voce nell’auto della sua compagna e non sospettava che lì ci fosse una micro spia. In questa telefonata Ranucci suggeriva a Lavitola qualche giustificazione per la sua presenza sotto la propria abitazione nel settembre 2025, cosa nota agli inquirenti,

Le domande logiche da porsi

Al tempo di questa telefonata Ranucci sapeva che il mandante dell’attentato era Lavitola e lo aveva saputo prima che l’attentato si verificasse? Ranucci sapeva che il mandante era Lavitola e lo aveva appreso prima che l’amico lo confessasse durante l’interrogatorio di garanzia? Non ci sono riscontri affermativi; quindi Ranucci non sapeva nulla. Abbiamo appreso dalle parole di Lavitola che l’attentato era stato ordito a fin di bene per fargli aumentare la scorta. Cosa necessaria perché l’amico giornalista correva il pericolo di insidie da parte del Mossad, della camorra e forse anche degli alieni. Affermazioni a cui non crede nessuno. Poiché era comunque fatto per giovare si potrebbe domandare a Lavitola.

Non trattandosi di una bomba carta ma di gelatina esplosiva innescata non da un telecomando ma da una miccia, se l’inconsapevole Ranucci si fosse avvicinato alle sue automobili al momento della esplosione ne sarebbe potuto essere vittima. Perché il mandante non preavvertì la vittima? Il furbo Lavitola ha la risposta pronta: io avevo detto di esplodere soltanto alcuni colpi di pistola contro il muro della casa. Su questo sentiremo cosa hanno da dire gli autori materiali e Tavares quando si riuscirà ad interrogarlo. Sembra poco credibile che dei sicari assoldati per pochi soldi per commettere un reato non gravissimo abbiano deciso autonomamente di fare qualcosa di più grave rilevanza penale.

Gli avvocati difensori d’ufficio e le loro accuse

Per Ranucci è un momento difficile; subisce diversi attacchi ma i difensori d’ufficio invece di contrastare le accuse, accusano gli accusatori. E ‘una modalità che siamo abituati a vedere nei film americani di argomento giudiziario dove il brillante avvocato difensore mina la credibilità dei testi dell’accusa. Ma qui non funziona così; ad alcuni ragionamenti convincenti bisogna opporre ragionamenti altrettanto convincenti. Che allo stato attuale Ranucci sia la parte lesa nessuno lo nega. Si potrebbe anzi dire “gentilmente lesa” perché essendo accertato che Lavitola voleva lanciare il valoroso giornalista nel campo largo per farlo diventare non un semplice eletto ma addirittura un Elevato (Presidente del Consiglio di una nuova maggioranza) ogni mezzo era ritenuto utile per aumentarne le possibilità elettorali. Di questo progetto politico Ranucci ne era a conoscenza.

La regola: al di sopra di ogni sospetto

La saggezza popolare ha elaborato un noto proverbio “dimmi con chi vai e…….” Noi non condividiamo questo assunto e riteniamo che un privato cittadino può frequentare chiunque; sono fatti suoi purché non commetta reati .ma il noto direttore di Report non è un privato cittadino, svolge un compito assai importante nella TV di stato finanziata con il canone pagato da tutti i cittadini; dagli elettori di sinistra, da quelli di destra e da quelli che non votano. In altri termini dovrebbe essere come la moglie di Cesare; al di sopra di ogni sospetto di partigianeria

Una estate torrida

Se non ci fossero regole ineludibili io Ranucci lo lascerei al suo posto. Rimuoverlo farebbe gridare alla censura come accadde a qualche giorno di distanza dall’esplosione della bomba che fece gridare alla compressione della libertà di stampa da parte del governo di estrema destra, prima che si conoscesse nell’attentato il ruolo di Lavitola e della sua mano vellutata. Spostarlo a qualche altro incarico gli darebbe solo dei vantaggi. D’altra parte in una estate cosi torrida ci sono solo due cose sotto lo zero: il prestigio e la credibilità di Ranucci. A questa debacle ha dato una mano lui stesso paragonandosi a Falcone, a Borsellino, a Piersanti Mattarella e a Moro. Lui per la ricerca della verità, talvolta a senso unico, è stato pagato dal suo editore; loro per la difesa della verità hanno pagato con la vita.

Achille Lucio Gaspari

Achille Lucio Gaspari

Professore ordinario Università Tor Vergata di Roma

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