La guerra è “un fallimento politico, ma anche morale e spirituale”, capace di lasciare ferite che superano i confini dei campi di battaglia e investono persone, comunità e ambiente. Leone XIV ha affidato un nuovo appello alla pace al messaggio per la ʼXI Giornata mondiale di preghiera per la cura del creatoʼ nel giorno in cui in Vaticano ha ricevuto il Presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun. Un colloquio che ha posto al centro il Medio Oriente, con particolare attenzione all’attuazione dell’accordo quadro sui confini meridionali del Libano e al ritiro israeliano dai territori libanesi occupati.
“La guerra lacera famiglie”
Nel suo messaggio il Pontefice ha legato le conseguenze dei conflitti alla crisi ambientale e sociale. “La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia”, ha scritto il Papa. Miete vittime, lacera le famiglie, costringe milioni di persone ad abbandonare le proprie case e alimenta paura, ingiustizia e divisione. A queste conseguenze si sommano danni sociali ed ecologici destinati a durare per generazioni. Il Santo Padre ha richiamato anche il rapporto tra violenza armata e degrado del territorio. I conflitti distruggono gli ecosistemi, contaminano risorse essenziali come aria e acqua e mettono a rischio la sicurezza alimentare. Ne deriva un circolo vizioso nel quale povertà, disuguaglianze e tensioni sociali possono preparare il terreno ad altre crisi.
Per Prevost il problema investe dunque l’intero “tessuto vitale”. La guerra colpisce gli individui e le comunità, altera le relazioni con la famiglia umana e spezza l’armonia con il creato. Da questa analisi nasce il giudizio più severo: non costituisce soltanto una sconfitta della politica, ma rivela anche una crisi morale e spirituale, legata “a desideri distorti e a un uso sbagliato della libertà e del potere umani”.
La pace comincia dal cuore
La risposta, secondo il Vescovo di Roma, non può limitarsi alla modifica delle strutture. Occorre anche una “conversione del cuore” che trovi espressione nella fedeltà a Dio, nell’amore reciproco e nel rispetto del creato. Sua Santità ha individuato proprio nel cuore umano il luogo nel quale maturano le contraddizioni che poi si riflettono nelle relazioni e nelle società. Il Papa ha ripreso inoltre le parole di Benedetto XVI sui “deserti esteriori” che si moltiplicano perché quelli interiori sono diventati troppo ampi. Alla radice dei conflitti e dello sfruttamento della terra ha indicato una crisi etica e culturale, segnata dalla perdita del senso del limite, dal desiderio di dominio, dalla ricerca del profitto immediato e dall’incapacità di riconoscere la dignità di ogni persona.
Leone XIV ha quindi indicato gli strumenti da opporre alle armi: “la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore”. Valori che, nelle parole del Pontefice, possiedono la forza per trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del mondo.
Aoun in Vaticano
Il richiamo alla pace ha fatto da sfondo anche alla giornata diplomatica in Vaticano. Leone XIV ha ricevuto nel Palazzo Apostolico Joseph Aoun, che successivamente ha incontrato il Segretario di Stato Pietro Parolin e il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali Paul Richard Gallagher. I colloqui hanno affrontato soprattutto il ʼTrilateral Framework Agreementʼ, sottoscritto da Stati Uniti, Israele e Libano con l’obiettivo di stabilizzare i confini meridionali della Repubblica libanese e arrivare a una pace giusta e duratura. La Santa Sede ha manifestato apprezzamento per l’accordo, ma ha espresso “serie preoccupazioni” per le difficoltà incontrate nella sua attuazione e ha assicurato il proprio sostegno agli sforzi destinati a renderlo operativo.
Aoun ringrazia Leone XIV
Il Presidente libanese ha espresso al Papa la gratitudine del suo Paese per il sostegno ricevuto nelle richieste rivolte a porre fine all’occupazione e agli attacchi israeliani sul territorio del Libano. Aoun ha chiesto al Pontefice di proseguire l’azione diplomatica, con l’obiettivo di ottenere da Israele il rispetto dell’accordo quadro, la cessazione degli attacchi contro civili, infrastrutture e villaggi del sud e il completo ritiro dai territori occupati. Il Capo dello Stato ha posto tra le priorità anche la ricostruzione delle zone distrutte e il ritorno degli sfollati nelle proprie case e nei propri villaggi. A questi obiettivi ha affiancato l’estensione dell’autorità dello Stato libanese sull’intero territorio e il controllo esclusivo delle decisioni in materia di guerra e pace, indicati come passaggi necessari per assicurare sicurezza e stabilità ai confini.





