La Thailandia è di nuovo sotto shock. Venerdì, un ragazzo di 14 anni ha ucciso almeno sei persone in una scuola alla periferia nord‑occidentale di Bangkok, dopo aver sparato mortalmente ai suoi nonni.
L’adolescente si è poi tolto la vita. È la peggiore strage di massa nel Paese dal 2022, in un contesto segnato da un aumento della violenza armata.
Alla Debsirin Nonthaburi School, studenti in fuga, insegnanti in lacrime e ambulanze che caricavano feriti hanno composto una scena di caos. La polizia ha riferito che il giovane ha sparato 26 colpi e aveva con sé altre 34 munizioni.
L’arma apparteneva al nonno. Il tenente generale Trairong Phophan ha confermato che il presunto attentatore è tra le sette vittime trovate nella scuola. Quindici persone sono rimaste ferite, tra cui insegnanti e studenti.
Il ministro dell’Istruzione Prasert Jantararuangtong ha definito l’episodio “terribile”, esprimendo cordoglio per le famiglie colpite. I soccorritori hanno descritto scene drammatiche: studenti feriti al petto, alla schiena, alle braccia; un insegnante trovato morto a un piano superiore; un’altra docente gravemente ferita.
La Thailandia ha una lunga storia di violenza armata. Nel 2022, un ex poliziotto uccise 36 persone, tra cui 22 bambini, in un attacco durato tre ore. Nel 2020, un soldato ne uccise 29 a Nakhon Ratchasima. Nel 2023, un altro quattordicenne aprì il fuoco in un centro commerciale di Bangkok, uccidendo due persone.
Nonostante misure restrittive introdotte negli ultimi anni il Paese continua a registrare episodi mortali. Secondo lo Small Arms Survey, nel 2017 circolavano in Thailandia 10,3 milioni di armi da fuoco civili, circa 15 ogni 100 residenti, il tasso più alto del Sud‑est asiatico.
Un dato che, insieme alla facilità di accesso alle armi in alcune famiglie, contribuisce a un quadro di rischio crescente.





