Un gesto plateale ha segnato la riunione di lunedì del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: i diplomatici statunitensi hanno abbandonato l’aula mentre la delegazione francese stava intervenendo, in risposta alle critiche rivolte da Parigi al bilancio dell’amministrazione Trump in materia di diritti umani. La frattura si è acuita dopo l’opposizione degli Stati Uniti alla riconferma quadriennale dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, approvata venerdì con un voto schiacciante: 144 favorevoli, 10 contrari e 13 astensioni.
La Francia ha sostenuto la riconferma, mentre gli Stati Uniti hanno votato contro. A scatenare la reazione americana è stato un post pubblicato dalla Missione francese a Ginevra, che accusava Washington di aver perso il ruolo di “faro dei diritti umani”, paragonandola a paesi come Corea del Nord, Nicaragua, Mali e Russia. Una critica che ha irritato profondamente la delegazione statunitense.
Il vice ambasciatore USA Dan Negrea, rientrato in aula dopo la breve uscita, ha accusato la Francia di “fingere indignazione morale” e di voler impartire lezioni al mondo su ogni tema, compresi i diritti umani. Ha ricordato che gli Stati Uniti hanno sostenuto la Francia “in ogni conflitto in cui la sua libertà era in pericolo”, ma ha aggiunto che Washington non tollererà più “sciocchezze politicizzate” finché Parigi non rinuncerà alla sua “retorica condiscendente”. Le tensioni si inseriscono in un quadro più ampio: i dubbi europei sull’impegno di Trump verso la NATO, le possibili modifiche al dispiegamento delle truppe USA in Europa e persino il desiderio del presidente americano di controllare la Groenlandia, territorio danese. Trump ha inoltre lamentato la mancanza di sostegno europeo nella guerra con l’Iran, mentre Macron ha assunto un ruolo guida nel rafforzamento delle capacità militari dell’Europa.





