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Hormuz resta chiuso, Teheran: “Colloqui solo con l’Oman, nessun legame con gli Usa”

Hormuz resta chiuso, Teheran: “Colloqui solo con l’Oman, nessun legame con gli Usa”

Netanyahu a Washington, con Trump parlerà “in primis dell’Iran”. Gli Houthi rivendicano attacchi contro gli impianti petroliferi sauditi. In Cisgiordania due moschee incendiate e oltre 80 palestinesi arrestati
martedì, 28 Luglio 2026
2 minuti di lettura

La pausa negli attacchi tra Stati Uniti e Iran, dopo circa due settimane di raid e rappresaglie, ha alimentato le aspettative di una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, provocando un forte calo del petrolio.

Il Wti ha perso oltre il 7%, scendendo a 83,8 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto più dell’8%, attestandosi intorno ai 90 dollari. La distensione ha favorito anche le Borse europee: l’indice Stoxx 600 ha guadagnato quasi l’1%, sostenuto soprattutto dai titoli del trasporto aereo e del turismo, mentre il comparto energetico ha risentito del ribasso del greggio.

Tuttavia, non è stato ancora annunciato un cessate il fuoco formale. Teheran ha inoltre precisato che i colloqui in corso sulla gestione della rotta marittima riguardano esclusivamente l’Oman e non coinvolgono Washington.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha spiegato che i negoziati, tenuti venerdì e sabato, sono “una questione bilaterale” e non hanno “alcun legame con gli Stati Uniti”. “Ci sono state discussioni proficue su come gestire la navigazione”, ha aggiunto, ma “la situazione nello Stretto non è cambiata”: Hormuz resta quindi chiuso. Teheran sostiene inoltre di avere rispettato l’impegno, previsto dal memorandum d’intesa, a garantire entro trenta giorni il passaggio sicuro nello Stretto, ma accusa Washington di avere ripreso gli attacchi prima della scadenza e di non avere sbloccato i beni iraniani congelati.

Secondo Baqaei, gli Stati Uniti tornano al negoziato ogni volta che l’aumento dei prezzi energetici mette sotto pressione i mercati, ma non possono decidere “i tempi della guerra o della pace”.

Attacchi agli impianti sauditi

La pausa tra Washington e Teheran non ha tuttavia fermato l’escalation regionale nel Golfo. Gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato nuovi attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite. L’agenzia iraniana Fars ha diffuso immagini che mostrerebbero fumo e fiamme nel sito di Abqaiq, gestito da Saudi Aramco, uno dei principali impianti mondiali di trattamento del greggio, con una capacità indicata in circa 7 milioni di barili al giorno. Riad ha inoltre annunciato di avere intercettato droni provenienti dall’Iraq e diretti contro impianti petroliferi, attribuendo i lanci a “milizie terroristiche sostenute dall’Iran”. Teheran, da parte sua, ha accusato Bahrein e Kuwait di avere partecipato a raid contro depositi iraniani di droni e missili, con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti.

Netanyahu da Trump

Benjamin Netanyahu è arrivato a Washington, dove oggi incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca, nel primo faccia a faccia tra i due dall’inizio della campagna militare contro l’Iran del 28 febbraio. “Discuterò con il presidente Trump di tutte le questioni all’ordine del giorno, in primis l’Iran”, ha dichiarato il premier israeliano, indicando come obiettivi la sicurezza di Israele e l’ampliamento della “cerchia della pace”. Il vertice arriva però in una fase di divergenze sulla gestione della crisi.

Sul tavolo ci saranno anche Gaza, Libano e Siria: secondo Channel 13, Netanyahu ha anticipato ai ministri che si opporrà “con tutte le sue forze” alle pressioni americane per il ritiro dell’esercito israeliano dalle cosiddette zone di sicurezza mantenute nei tre territori.

Violenze in Cisgiordania

Resta alta la tensione in Cisgiordania. Dopo lo scontro a fuoco di venerdì nel villaggio di Tell, costato la vita a quattro palestinesi e due israeliani, gruppi di coloni hanno compiuto spedizioni punitive in diversi centri palestinesi, incendiando due moschee a Qusra e Kur e danneggiando veicoli, abitazioni e attrezzature. L’esercito israeliano ha aperto indagini sugli incendi, senza effettuare arresti tra i coloni, e ha intensificato l’operazione definita “antiterrorismo” contro i palestinesi: oltre 80 fermati e circa 300 luoghi perquisiti.

Il blocco militare dell’area di Nablus continua inoltre a limitare gli spostamenti e, secondo le organizzazioni umanitarie, ostacola anche i servizi medici di emergenza. Abu Mazen ha chiesto alla comunità internazionale “un’azione urgente”, mentre Papa Leone ha detto di seguire “con apprensione” l’inasprimento della violenza in Terra Santa.

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