A Madison cresce la rabbia per la morte di Corey Ruiz, 30 anni, ucciso mercoledì da un agente di polizia durante una colluttazione nel quartiere Marquette. Secondo le autorità, Ruiz avrebbe estratto un coltello ferendo un agente, che ha poi aperto il fuoco. Ma la comunità non accetta la versione ufficiale senza risposte.
Durante la conferenza stampa di giovedì, il capo della polizia John Patterson è stato interrotto da manifestanti che chiedevano l’arresto dell’agente coinvolto. “È un’indagine per omicidio in corso”, ha dichiarato Patterson, mentre il Dipartimento di Giustizia del Wisconsin ha confermato che renderà pubblico il nome dell’agente. Il sindaco Satya Rhodes‑Conway ha espresso indignazione: “Nessuno dovrebbe perdere la vita in un incontro con le forze dell’ordine. Questo non dovrebbe accadere”.
Ha promesso un’indagine “rigorosa e trasparente”. I registri mostrano un passato difficile per Ruiz, segnato da condanne per rapina, droga e aggressione. Ma per chi lo conosceva, era molto più di un elenco di reati. L’attivista Jazzman Brown, che ha organizzato una veglia in suo onore, lo ha ricordato come “un padre, un amico, l’anima della festa”. “Non meritava di morire davanti a tutti. Ci deve essere un cambiamento”, ha detto. Sul luogo della sparatoria, candele e fiori circondano un cartello di cartone con la scritta “Giustizia per Corey Ruiz”.
I video girati dai passanti, divenuti virali, mostrano momenti concitati: grida, un taser che non funziona, poi tre colpi di pistola. Nessuno degli agenti indossava una body‑cam. Ora Madison è sospesa tra dolore e rabbia, in attesa di un’indagine che possa chiarire se quella di Ruiz sia stata una tragica necessità o l’ennesimo errore di un sistema che molti chiedono di cambiare.





