Usciva con le mani dietro la schiena, scortata dalla polizia, ma con la testa alta. Indossava una maglietta con una frase semplice: “Sono una dipendente di una libreria”. L’immagine della donna, una delle cinque persone arrestate durante i raid in due librerie indipendenti di Hong Kong, è diventata virale a Taiwan, trasformandosi in un simbolo di solidarietà e preoccupazione per il destino dei librai della città. Le autorità di Hong Kong sospettano che le librerie vendessero pubblicazioni “sediziose”, un reato contro la sicurezza nazionale punibile fino a 10 anni di carcere. Sui social taiwanesi, l’hashtag “Sono una dipendente di una libreria” è stato condiviso da librai, attivisti, parlamentari e persino dal presidente Lai Ching‑te, che ha scritto: “Le idee e le parole non dovrebbero mai essere messe a tacere dalle pressioni politiche”. Secondo indiscrezioni, tra i libri incriminati potrebbe esserci “Let Only Red Flowers Bloom: Identity and Belonging in Xi Jinping’s China”, della giornalista NPR Emily Feng.
La voce ha scatenato una corsa all’acquisto a Taiwan: la casa editrice Acropolis Publishing ha ordinato una ristampa d’emergenza di 10.000 copie, mentre librerie come Touat Books e Kuo’s Astral Bookshop hanno esaurito le scorte in poche ore. Il libro di Feng analizza il controllo ideologico di Xi Jinping e dedica un capitolo al libraio dissidente Lam Wing‑kee, arrestato in Cina nel 2015 e poi fuggito a Taiwan, dove riaprì la sua libreria. Lam è morto questo mese, e la sua vetrina chiusa a Taipei è ora ricoperta di biglietti e fiori. La vicenda mette in luce il complesso rapporto tra Hong Kong, Taiwan e la Cina continentale. Pechino rivendica Taiwan come parte del proprio territorio e propone il modello “un Paese, due sistemi”, respinto da oltre l’80% dei taiwanesi.





