Donald Trump torna a mettere in dubbio l’affidabilità del sistema elettorale americano e accusa la Cina di avere sottratto o acquisito i dati personali di 220 milioni di elettori nel 2020.
Il Presidente degli Stati Uniti parla della “più grave violazione” mai subita dalle infrastrutture di voto e coinvolge nelle sue accuse anche Russia, Iran e Corea del Nord, senza però fornire al momento elementi dettagliati a sostegno delle affermazioni. Ha inoltre annunciato la pubblicazione di documenti e l’intenzione di chiedere verifiche a intelligence e Fbi.
Nel suo intervento Trump ha richiamato il tema del “deep state” e ha sollecitato il Congresso ad approvare il Save America Act, che prevede l’obbligo di un documento di cittadinanza per partecipare alle elezioni. Il discorso arriva a quattro mesi dal rinnovo del Congresso e, secondo l’analisi allegata, appare diretto a preparare il terreno politico in caso di sconfitta repubblicana.
Le reazioni dei media sono state improntate alla cautela. Fox News ha definito le dichiarazioni “notevoli”, senza avallarle. New York Times e Washington Post hanno sottolineato l’assenza di prove concrete e la distanza tra i toni usati dal Presidente e il contenuto più prudente dei documenti diffusi dalla Casa Bianca.
L’accusa a Trump
I Democratici accusano Trump di alimentare la sfiducia nel voto. Il leader al Senato Chuck Schumer sostiene che il Presidente stia cercando di condizionare le elezioni di metà mandato prima dell’apertura delle urne. Il Governatore della California Gavin Newsom ha parlato dei “deliri di un re pazzo”, mentre il senatore Mark Warner ha indicato nella falsa narrazione sull’inaffidabilità del sistema il rischio principale per la democrazia americana.





